venerdì 27 agosto 2010

È sotto processo per un duplice omicidio

A giudizio per due omicidi, da latitante incensurato. Eppure
Cesare Pagano, imputato da oggi davanti alla terza Corte d’Assise
di Napoli, è considerato un ras del clan Amato-Pagano, l’alter ego
di Raffaele Amato. Per i magistrati della Dda il cognato del
padrino soprannominato “’a vecchierella” deve rispondere di due
gravi fatti di sangue: uno insieme a due presunti corresponsabili,
l’altro da solo. Naturalmente per tutte le persone coinvolte vale la
presunzione d'innocenza fino all'eventuale condanna definitiva.
L’inchiesta è quella che vede anche una donna tra gli indagati per
i tre omicidi chiariti dagli inquirenti: Teresa Marrone detta
“Nikita”. Insieme con lo zio, Antonio Martone, avrebbe avuto un
ruolo non da pistolera nell'organizzazione dell'agguato costato la
vita a Salvatore Dell'Oioio, uno “scissionista” che aveva
“sgarrato” e fu punito dal suo stesso clan. Così come le altre due
vittime: Luigi Barretta e Carmine Amoroso. Per l'ultimo delitto, e
per la morte di Dell'Oioio, è finito nel mirino Cesare Pagano.
Mentre la donna e il congiunto sono a giudizio soltanto per un
agguato. Dell'Oioio fu assassinato a Qualiano il 24 febbraio 2005 e
secondo i pentiti Andrea Parolisi e Giovanni Piana gli costò la
vita la decisione di aver abbandonato il gruppo di fuoco con base
a Varcaturo per trasferirsi a Mugnano. Secondo l’accusa i suoi
movimenti erano controllati da “Nikita” e dallo zio Antonio
Marrone, i quali l’avrebbero attirato in una trappola. I
collaboratori di giustizia puntarono il dito soprattutto su
Vincenzo Notturno, ras di spicco degli “scissionisti”, e Giovanni
Esposito, ma mancavano i riscontri ed entrambi non sono stati
prosciolti prima dell'apertura del processo. Luigi Barretta fu
ammazzato a Crispano il 9 maggio 2005 mentre Carmine
Amoroso morì due mesi più tardi e per quest’ultimo furono
indagati Raffaele Amato, Cesare Pagano e Salvatore Cipolletta.
Adesso è detenuto al regime del carcere duro come i boss capi del
suo clan.