venerdì 27 agosto 2010

Le ricostruzioni di Misso: «Ha ammazzato anche un’altra persona»

Cinquanta anni compiuti lo scorso 30 maggio, Gennaro Trambarulo è
soprannominato “Gennaro ‘o pazzo” ed è considerato un affiliato storico
al clan Licciardi della Masseria Cardone pur abitando nel rione Don
Guanella.
Di lui ha parlato anche il pentito Giuseppe Misso junior, detto “’o chiatto”,
tirandolo in ballo a proposito di un vecchio omicidio avvenuto a Secondigliano:
quello di Cosimo Cerino. Ma anche in questo caso non sono
stati trovati riscontri. Ecco le dichiarazioni del collaborazione di giustizia,
con la consueta premessa che le persone citate devono essere ritenute
estranee ai fatti narrati fino a prova contraria a maggior ragione
adesso che il Tribunale del Riesame ha annullato l’ordinanza di custodia
cautelare.
«Quanto a Gennaro Trambarulo egli si rese autore del duplice omicidio
di Cosimo Cerino e Ottaviano, fatto delittuoso che avvenne a corso Secondigliano
negli anni 1995-96, e che mi è stato raccontato da Ettore
Sabatino quando eravamo detenuti a Viterbo. Cosimo Cerino faceva parte
del clan Licciardi e voleva prendere potere nella famiglia tanto che
aveva costituito un proprio gruppo di fuoco del quale facevano parte Fabio
Silvestri e Vincenzo Saetta. Fabio Silvestri mi raccontò che Cosimo
Cerino aveva partecipato ad una riunione alla masseria Cardone, nella
quale aveva espresso il suo proposito di starsene da solo, a casa sua. Ciò
non sarebbe stato consentito dal clan Licciardi ed infatti egli subito dopo
venne ucciso mentre viaggiava a bordo di una moto con l’altra vittima.
Ettore Sabatino mi spiegò che era stato Gennaro Sacco a sparare per
primo ed a proposito voglio aggiungere che Sacco era parte del clan
Licciardi. Sabatino diceva che essendo un ex-guardia, Sacco sparava
con la pistola leggermente girata e che era in grado di centrare la testa
di un uomo a 100 metri. Sabatino mi raccontò che il commando omicida
era composto da Gennaro Sacco, Gennaro Trambarulo ed uno dei Lo
Russo».