venerdì 27 agosto 2010

Messaggero di suo cognato Amato

Durante la faida di Secondigliano l’anello di congiunzione tra i boss detenuti
e gli affiliati in libertà era Cesare Pagano, libero e incensurato, attualmente
latitante. Raccoglieva notizie e le portava ai capi e in particolare al boss Raffaele
Amato “’a vecchierella”, suo cognato. Parola di Salvatore Torino detto
“Totoriello”, che il 14 ottobre 2008 parlò di “Cesarino” accostandolo alla guerra
di camorra, ma senza attribuirgli fatti specifici. Ecco alcuni passaggi del
verbale di interrogatorio, con la consueta premessa che le persone tirate in
ballo devono essere ritenute estranee ai fatti narrati fino a prova contraria.
«In quel periodo non era solo la Vecchirella, ossia Amato Raffaele, a comandare,
questi, in quel periodo, era rifugiato a Caserta, ma anche altri vecchi
affiliati al clan Di Lauro, allora detenuti, avevano dato il consenso alla scissione
e decidevano le mosse da compiere; mi riferisco a Chiappariello, ossia
Rosario Pariante, che conosco personalmente come anche suo fratello, gli
Abbinante oltre a Pagano Cesare che a differenza degli altri era presente sul
territorio e fungeva da collegamento tra questi altri capi di cui ho detto e i
soggetti sempre di vertice, ma che prendevano parte alle fasi operative relative
alla commissione degli omicidi compiuti durante la faida. Mi riferisco
a Cipolletta Salvatore, Esposito Giovanni detto ‘o muorto, Pasquale di Marano
nipote di Abbinante e zio Paolo (Paolo Gervasio, ndr), altro personaggio
di spicco del clan degli scissionisti che oggi ha un ruolo anche maggiore
rispetto al passato, sia per quanto riguarda la gestione del clan degli scissionisti
che per quanto riguarda la gestione del traffico degli stupefacenti. Cesarino,
dunque, oltre a partecipare e condividere le decisioni degli altri capi
in ordine alla individuazione delle vittime, disponeva anche della fase attuativa
del piano criminale». Fino a maggio scorso, quando sulla testa gli è
piovuta un’ordinanza di custodia cautelare per associazione camorristica e
traffico di stupefacenti, era praticamente incensurato, nonostante fosse considerato
il numero due del cartello camorristico Amato-Pagano, i famigerati
scissionisti del clan Di Lauro. Però, il boss Cesare Pagano, 40 anni il prossimo
22 ottobre, meglio noto come “Cesarino” e cognato del padrino Raffaele
Amato “’a vicchiarella”, è inserito nell'elenco dei 30 latitanti più pericolosi
d’Italia. Una sorta di consacrazione per il ras degli “spagnoli”, che probabilmente,
così come il cognato, si nasconde proprio in terra iberica. Un
personaggio scaltro, uno che lavora nell’ombra ma che ha un carisma criminale
di tutto rispetto: è il profilo che i vari collaboratori di giustizia hanno
tracciato per “Cesarino” Pagano, tirato in ballo anche per un omicidio. Nel
blitz che il 19 maggio scorso portò in cella numerosi affiliati alla cosca degli
scissionisti, c’erano anche i fratelli e le sorelle di “Cesarino”, che è conosciuto
anche come “Cesare Paciotti” a causa della sua predilezione per le
scarpe di buona fattura.