giovedì 19 agosto 2010

Sarno presto dottore, gli manca un esame

Il conto alla rovescia è cominciato e presto per
Ciro Sarno, (nella foto)l’ex boss di Ponticelli
pentitosi l’anno scorso, arriverà la laurea di primo
livello. Fu lui stesso, nell’interrogatorio iniziale
reso nella nuova veste giudiziaria, a parlarne
al pm antimafia Vincenzo D’Onofrio e a
indicare il “percorso psicologico e formativo”
intrapreso come uno dei motivi alla base della
scelta di passare con lo Stato. A “’o sindaco”,
com’è stato soprannominato fin da giovanissimo
per l’attitudine al comando, mancano soltanto
un esame e la tesi per il titolo di studio
triennale in Scienze dei beni storico-artistici.
Una grande soddisfazione per lui, tra i pochissimi
collaboratori di giustizia a diventare dottore.
Il 4 agosto 2009 Ciro Sarno così raccontò la decisione appena presa. “La
stavo meditando già da un po’ di tempo, anche grazie al percorso psicologico
e formativo che ho intrapreso da qualche anno all’interno della
struttura penitenziaria di Spoleto. Nel corso di questi anni ho anche
studiato per laurearmi e ho ricevuto anche dei riconoscimenti per il mio
percorso formativo, molti encomi e anche un premio che ho vinto insieme
a un altro gruppo di detenuti per alcuni progetti e proposte di risanamento
delle fontane della città di Spoleto. Tornando alla mia scelta,
se mi sono determinato a tanto è perché voglio definitivamente cambiare
vita”.
In quell’occasione Ciro “o’ sindaco” parlò anche di un omicidio. “Antonio
Borrelli rispose male ai miei fratelli che riportavano
le mie lamentele dal carcere. Fu
così che, una volta scarcerato e stretta l’alleanza
con il clan Aprea di Barra per un reciproco
appoggio, decisi di aprire la guerra contro
Andreotti”. Nel primo interrogatorio da
collaboratore di giustizia, il boss Ciro Sarno
rivelò al pm antimafia D’Onofrio il retroscena
della tristemente famosa strage al bar “Sayonara”
a Ponticelli. L’obiettivo, secondo il dichiarante
e fermo restando l’assoluta estraneità
delle persone tirate in ballo nei presunti
fatti narrati fino a prova contraria, era Antonio
Borrelli, definito dal “sindaco” “uno dei
più importanti uomini dell’Andreotti”. Ecco
alcuni passaggi delle sue dichiarazioni. “Dopo
essere stato scarcerato nell’87, decisi di
rendermi latitante. Fu in quel periodo che strinsi l’alleanza con Andrea
Andreotti, un ex affiliato alla Nuova Famiglia. Andreotti all’epoca era legato
ai Nurcaro di Barra e soprattutto a Michele Zaza. Nell’ottobre ‘89
iniziarono i primi contrasti con Andreotti, che da libero non rispettava
a mio parere i patti. In più si aggiunse che Antonio Borrelli rispose male
ai miei fratelli. Per questo, una volta scarcerato, aprii la guerra con
Andreotti. Il primo a essere ucciso fu Antonio Borrelli, su mio mandato
e quello dei miei fratelli, nel corso di quella che fu definita dalla cronache
“la strage del Sayonara”. Successivamente, il 14 settembre, Ciro Sarno
“’o sindaco”, aprì squarci di luce sui delitti che mandarono kappaò il
clan De Luca Bossa, aprendo la strada definitivamente al dominio dei
Sarno su Ponticelli e i paesi vesuviani vicini.