sabato 7 agosto 2010

«’A scigna organizzò la vendetta»

Sono diversi i collaboratori di giustizia che hanno parlato dell’omicidio
di Gennaro Baldascini “’o napolitano” come vendetta per l’agguato mortale
contro Antonio Licciardi. L’ultimo in ordine di tempo è di sicuro Pasquale
Gatto, napoletano del rione Sanità che nel 2002 entrò a far parte
del clan Misso, che può vantare un curriculum di tutto rispetto negli ambienti
criminali avendoci vissuto per molti anni. «Posso dire di avere iniziato
ad avvicinarmi alle organizzazioni camorristiche attraverso Esposito
Ciro detto ‘o ceccio, al quale ero legato quale criminale comune perché
facevamo insieme dei fili di banca. Esposito Ciro era molto amico
di Gennaro Licciardi detto ‘a scigna e quando venne ucciso il fratello
Antonio Licciardi. Esposito Ciro si unì al gruppo di Gennaro Licciardi,
che era una figura molto carismatica, amato da tutti, in grado di organizzare
una forte risposta anticutoliana. Infatti il fratello Antonio venne
ucciso dai cutoliani che volevano colpire proprio Gennaro ed anzi scambiarono
il primo per il secondo». Dopo l’omicidio di Antonio Licciardi,
secondo Pasquale Gatto, il clan di Secondigliano serrò le file. «Gennaro
Licciardi, in quegli anni, ossia negli anni 80-81 era tra i capi delle varie
famiglie camorristiche che lottavano contro la Nco di Cutolo, e che egli
fu in grado di far unire attorno a lui dopo la morte del fratello. Anche Ciro
Esposito e quindi anche io con lui facemmo parte di uno dei gruppi
anticutoliani».
Altro pentito “doc” che ha parlato dei rapporti tra i Casalesi e la Nuova
famiglia durante la guerra contro Cutolo è stato Domenico Bidognetti, che
per la prima volta ha svelato il motivo per cui periodicamente si facevano
dei summit tra le varie cosche. «A tali riunioni - dice Bidognetti -
partecipavano, oltre me, anche Bidognetti Francesco, Mallardo Francesco,
Mallardo Feliciano detto ‘o sfregiato e Dell’Aquila Giuseppe detto
Peppe o’ ciuccio. Ricordo anche di una riunione effettuata presso “un appoggio”
procurato da Pollastro Vincenzo (affiliato al clan dei Piripicci e
che poi fu ammazzato) a cui parteciparono Licciardi Gennaro detto “a’
scigna”, Edoardo Contini, Mallardo Francesco, Mallardo Giuseppe, Dell’Aquila
Giuseppe, Bidognetti Francesco accompagnato da me e da altri
esponenti del clan; ovviamente a questi appuntamenti i capi erano accompagnati
ognuno dalle proprie persone di fiducia. In queste riunioni
si parlava di affari dei clan e si prendevano accordi anche su omicidi da
compiere con l’accordo o con l’assenso dei diversi clan nonché sulla ripartizione
delle quote estorsive concernenti i grandi lavori delle superstrade
e della metropolitana provinciale. Ad esempio nell’ambito dell’ultimo
incontro che ho citato si discusse dell’omicidio di Baldascini,
di cui ho parlato in altri verbali… omissis…».