sabato 7 agosto 2010

«Vi dico come ammazzai De Gennaro»

«Sono stato io a uccidere Vincenzo De Gennaro, adesso vi dico tutto».
Così, il 31 dicembre dell’anno scorso, mentre il mondo intero si preparava
a festeggiare l’arrivo del 2010, esordì Carlo Capasso, fedelissimo
dei clan Di Lauro, al cospetto di un ufficiale di polizia giudiziaria
al quale aveva chiesto di parlare con un magistrato. Voleva pentirsi, sentendosi
in pericolo, e lo ha fatto da uomo libero. Anche se proprio per
il delitto del 22enne ritenuto vicino agli scissionisti è stato destinatario,
due mesi dopo, di un’ordinanza di custodia cautelare per omicidio.
Vincenzo De Gennaro fu ammazzato il 29 gennaio del 2005 mentre
guidava in auto con un nipote di appena 12 anni, che per fortuna rimase
ferito in maniera leggera. Non era il ragazzino il bersaglio e infatti
fu colpito da un proiettile vagante, ma lo zio. Quest’ultimo era
stato arrestato nel dicembre precedente nel corso del maxi-blitz della
polizia contro la camorra di Secondigliano; però era già tornato in libertà
per insufficienza degli indizi a suo carico.
Del gruppo di fuoco entrato in azione faceva parte, per sua stessa ammissione,
l’attuale collaboratore di giustizia Carlo Capasso. Il quale subito
riferì di essere dall’anno 2003 un affiliato al clan Di Lauro, con partecipazione
al “gruppo di fuoco”. Ma di aver percepito negli ultimi
tempi di essere in pericolo e temendo ritorsioni nei confronti suoi e
del nucleo familiare, si era deciso a collaborare con l’autorità giudiziaria.
Già nel primo interrogatorio, il pentito precisò di aver svolto all’interno
della cosca prima attività di spaccio di droga e poi funzioni
di killer. Erano gli anni della faida di Scampia con gli scissionisti e gli
fu subito affidato un primo incarico: ammazzare Vincenzo De Gennaro.
L’inchiesta, ritenendolo i pm della Dda attendibile, è a buon punto
e per lui è marzo è scattato il provvedimento restrittivo.
Vincenzo De Gennaro, 22enne vicino agli “scissionisti”, arrestato nel
blitz del 7 dicembre e scarcerato il 10 gennaio, fu ucciso a Miano. Nella
famosa retata che rappresentò la prima risposta dello Stato alla guerra
di Secondigliano, era finito in cella con l’accusa di essere uno degli
esponenti del clan degli “spagnoli”. Ritenuto dalla Dda di Napoli in
particolare fedelissimo dei ras Manganiello e Marino, era stato intercettato
più volte nel corso delle indagini culminate nell’emissione dei
65 mandati di cattura alla vigilia dell'Immacolata. Gli inquirenti lo avevano
bollato come presunto esponente del gruppo degli “spagnoli”,
prima della scarcerazione ottenuta dal penalista Carlo Ercolino. Vincenzo
De Gennaro era stato ascoltato dalla polizia e dai carabinieri soprattutto
mentre comunicava con il fratello Giuseppe e con Francesco
Barone, alias “'o red”, a sua volta figlio di Carmela Attrice, uccisa
a sua volta il 15 aprile 2005 nel corso di uno degli spaccati più mostruosi
della tremenda faida che insanguinò Secondigliano, Scampia
e l’hinterland.