mercoledì 29 settembre 2010

Assolti da un omicidio con 120mila euro

Con 120mila euro due
clan di camorra si comprarono
l’immunità e l’assoluzione da un
sicuro ergastolo. I clan Cimmino
del Vomero e i Bidognetti di Casal
di Principe riuscirono a guadagnare
tre clamorose assoluzioni
versando 120mila euro ad un perito,
Alberto Fichera, che “aggiustò”
alcune intercettazioni ambientali
facendo in modo da ottenere per
gli imputati una clamorosa assoluzione.
Il “regista” secondo l’accusa
fu l’avvocato penalista Michele
Santonastaso, che ieri è finito in
carcere, autore della mistificazione
il perito Alberto Fichera che si
avvalso del suo collaboratore Alessandro
Berretta, indagato a piede
libero. I beneficiari furono il defunto
ras del Vomero, Vincenzo Tammaro,
Luigi Cimmino, capo dell’omonimo
clan, da ieri di nuovo in carcere,
e Michele Bidognetti fratello
di Francesco il capo assoluto della
cosca a nome e per conto di Aniello
Bidognetti, figlio di “Cicciotto ‘e
mezzanotte” e imputato nel duplice
omicidio Ruffano-Consiglio, avvenuto
al Vomero il 28 aprile del
1999. Per questa storia già il 14 luglio
del 2009 era finito in carcere il
perito Fichera, ma l’inchiesta era
praticamente top-secret in quanto
dietro c’erano ancora indagini
serrate dei pubblici ministeri che
cercavano riscontri esterni alle dichiarazioni
dei collaboratori di giustizia,
Anna Carrino, Franco Albino
e Bruno Danese, sul coinvolgimento
di altre persone. La Corte
d’Assise di Napoli li aveva assolti
da un duplice omicidio perché il
perito nominato dal presidente
aveva inequivocabilmente stabilito
che la voce di Vincenzo Tammaro,
legato al clan Cimmino del
Vomero, e quella di Aniello Bidognetti,
del clan dei Casalesi, non
era la loro. Tre assoluzioni da un
duplice omicidio (quello di Enrico
Ruffano e Giuseppe Consiglio, del
28 aprile del 1999): per i due esecutori
materiali e per il presunto
mandante, Luigi Cimmino. Ma a
distanza di cinque anni, da quella
che fu definita una clamorosa assoluzione,
si è scoperto che quella
perizia era falsa. Taroccata dal perito
che era stato avvicinato dai
clan coinvolti nel processo che si
erano alleati scatenando una faida
violenta nella zona collinare di Napoli.
Fichera, ingegnere e professore
universitario della facoltà di
Catania, fu il primo a finire in carcere,
arrestato dagli uomini della
Dia di Napoli in collaborazione con
i colleghi siciliani. L’accusa contestata
è di corruzione e falsa perizia
aggravati dall’articolo 7, ovvero
dal metodo mafioso per aver favorito
i clan dei Casalesi e il clan
Cimmino. Poi sono arrivati i pentiti:
Anna Carrino, compagna di
Domenico Bidognetti, Bruno Danese
e Franco Albino, fedelissimi
di Cimmino. Il quadro è diventato
più chiaro. Centomila versati dai
Bidognetti e 20mila dai Cimmino.