lunedì 13 settembre 2010

Vita morte e miracoli dell boss dell'alleanza di secondigliano...


A poco piu' di vent'anni era uno degli allievi piu' promettenti del boss LUIGI GIULIANO,il re di forcella;a quasi 30 si era conquistato i galloni da capoclan e il rispetto di un pezzo da novanta come CARMINE ALFIERI;intorno ai 40 era il capoclan della camorra napoletana.La capacita' di bruciare le tappe e' stata una costante nella vita di GENNARO LICCIARDI,boss cresciuto nel quartiere di secondigliano;ma purtroppo per lui e' stato veloce anche nella bipartita.Quando e' morto,nel 1994 aveva solo 38 anni ed era all'apice di una carriera che dopo l'esordio da rapinatore di periferia lo aveva visto scalare la piramide malavitosa fino ad arrivare ai vertici.Prima che lo stroncasse una setticemia provocata dai postumi di un intervento chrurgico per una banale ernia obelicale,licciardi era il numero uno dell'alleanza di secondigliano,un cartello che stava spandendo la sua influenza in molti quartieri di NAPOLI citta' e in gran parte della periferia.A rendere l'idea dell'importanza del personaggio basti pensare che era l'unico autorizzato a trattare alla pari con alfieri,nei confronti della quale non provava la minima sudditanza psicologica.Gli amici lo chiamano a' scigna perche' come portafortuna ha un ciondolo sul quale e' raffigurata una scimmia.All'inizio la sorte non sembra riservargli tanta fortuna,a vent'anni va in carcere per la prima volta dopo aver commesso un furto e quando esce continua nelle rapine e nei furti fino a quando non approda alla corte di LUIGI GIULIANO o' re di forcella,e' solo un gregario come gli altri anzi lovegino quelli di secondigliano li considera solo dei cafoni e licciardi tale viene considerato.Fino al momento in cui RAFFAELE CUTOLO non scende in guerra contro tutte le famiglie camorristiche del centro storico che non vogliono entrare a far parte della sua nuova camorra.'I giuliano di forcella scendono in guerra contro il professore,e a' scigna si segnala come uno dei piu' spietati e organizzati killer della famiglia giuliano,arriva il rispetto.Ma la vera stima per tutto il fronte anticutoliano gli arriva nel febbraio del 1982,a'scigna si salva miracolosamente da un'imboscta che gli uomini di cutolo gli tendono a lui e ad altri due affiliati della n.f.L'aggressione avviene nelle camere di sicurezza del tribunale di castelcapuano,quando i detenuti sono in attesa dell'inizio delle udienze.Stranamente i seguaci del professore sono in possesso di coltelli,alcuni nascosti persino nell'ano,e dispongono anche di una pistola con la quale viene ucciso ANTONIO GIACCIO detto o'scialo'.A coltellate vengono invece feriti licciardi e GENNARO LIMATOLA detto zuppetiello.La vicenda fa esplodere uno scandalo sui controlli ai carcerati,ma cambia il percorso criminale di a' scigna:diventa popolare e rispettato da tutto l'ambiente perche' e' sopravvissuto a una imboscata difendendosi a mani nude contro assassini armati di pistole e coltelli,mostrando un eccezionale coraggio.All'epoca ha solo 26 anni ma e' gia' un capo temuto e rispettato.E a riconoscerlo come un interlocutore di tutto rispetto e' don CARMINE ALFIERI,detto 'o'ntufato a sua volta proiettato ai vertici della nuova famiglia mentre sta maturando la schiacciante vittoria contro l'esercito del professore.Licciardi e Alfieri s'incontrano all'indomani di una delle tante scarcerazioni di GENNARO LICCIARDI e' quando sono passati pochi anni dall'aggressione a castelcapuano.Il summit non e' per niente casuale,il capoclan di piazzolla di nola,infatti e' ansioso per capire qual e' l'atteggiamento del ras di secondigliano ora che cutolo sta finendo fuori gioco.O'ntufato insomma vuole essere certo che dopo aver messo ko il professore a nessuno venga in mente di infilarsi in un'altra guerra.A fare da tramite tra i due e' ENZUCCIO MOCCIA,amico di licciardi e luogotenente del numero uno della n.f. sui contenuti dell'incontro,alfieri dira'(Moccia concordo' un incontro con il licciardi e io andai a fargli visita a casa sua.All'epoca non ero ricercato,lui invece era uscito da poco dal carcere,e siccome si trattava di una visita organizzata per manifestargli la solidarieta' del nostro gruppo per quello che aveva subito a castelcapuano,mi sembro' nel rispetto andare io da lui e non viceversa.Non ricordo nei particolari il contenuto della nostra discussione,ma fummo daccordo nel sostenere che cutolo in quel momento era il nostro principale e comune nemico e che in caso di reciproco bisogno ognuno avrebbe portato all'altro l'aiuto necessario.Poi non ci siamo piu' rivisti,almeno fino al 1988-1989.
Nonostante le buone premesse,i rapporti tra i due si guastano perche' nel frattempo licciardi ha stretto un'alleanza di ferro con i fratelli mallardo di giugliano,i quali a loro volta sono legati a nuvoletta,nemici giurati della nuova famiglia.Con un giro di amicizie del genere licciardi agli occhi di alfieri non e' piu' affidabile.La diffidenza aumenta al punto che alfieri propone di uccidere licciardi,anche se non tutti i suoi luogotenenti sono daccordo:temono che l'omicidio di un padrino delcalibro di a'scigna possa far scoppiare un'altra sanguinosa guerra.Ma alfieri e' piu' che convinto di eliminare a scigna,e prova a spiegare ai suoi uomini che un eventuale alleanza tra i nuvoletta e a'scigna possa creare danni incalcolabili alla nuova famiglia.Sulla base di questo pensiero incombente alfieri chiede a LUIGI MOCCIA di portare licciardi con una scusa nella sua masseria a piazzolla di nola per poi assassinarlo.Ma moccia si rifiuta di partecipare alla trappola,spiegando prima che deve consultarsi con il fratello detenuto VINCENZO MOCCIA,ma le consultazioni vanno per le lunghe e creano malumore nella nuova famiglia.Per evitare decisioni impopolari e scongiurare una crisi con i fratelli moccia,alfieri decidera' di soprassedere.Evitata inconsapevolmente la condanna a morte,l'ex scugnizzo di
secondigliano pero' non riesce a sfuggire alle tante inchieste delle forze dell'ordine.Gli inquirenti raccolgono pero'prove consistenti sui numerosi traffici illeciti di cui GENNARO LICCIARDI e' il capo,rapine,estorsioni,traffico di armi e di stupefacenti,e merce contraffatta dove i suoi scagnozzi sono pronti ad importare in diverse zone del mondo.Prima che possa finire in manette pero' se la squaglia utilizzando insoliti nascondigli.Una volta gli agenti della squadra mobile di NAPOLI lo arrestano mentre arringa una trentina di affiliati riuniti nel circolo madonna dell'arco-volto santo del rione san gaetano.Pur essendo un luogo all'apparenza destinato a devoti e fedeli,il locale e' dotato di porte blindate e di uscite che portano su diverse stradine solitarie.Piu' che un ritrovo per uomini di chiesa,il ritrovo sembra un locale destinato per summit della camorra.Quando dopo alcuni mesi ritorna libero per un clavillo giudiziari a casa vanno ad omaggiarlo uomini importanti della malavita napoletana,a partire dai suoi alleati EDUARDO CONTINI e FRANCESCO MALLARDO di giugliano.Negli anni successivi diventa il boss piu' potente di NAPOLI grazie soprattutto al narcotraffico,e per poco non diventa il numero uno di una supercupola della criminalita' organizzata della campania.Nel 1988 con la scomparsa di ANTONIO BARDELLINO il boss dei casalesi,la camorra perde un personaggio che con il suo carisma la sua tempra aveva tenuti ben saldi gli equilibri delle varie organizzazioni che sconfitto cutolo volevano porsi uno sopral'altro.Tra i boss e' diffusa una certa preoccupazione perche' l'assenza di un uomo in grado di assicurare l'equa spartizione dei territori e degli affari provocherebbe una guerra che danneggierebbe tutta la camorra campana.Cosi' si decide di creare una cupola con una struttura mutandola dal modello organizzativo di cosa nostra:a gestire i traffici fuorilegge e ad assicurare a tutte le famiglie campane il rispetto delle regole,guidata dai gruppi piu' rappresentativi della camorra inizi anni 90,il boss primo su tutti doveva essere GENNARO LICCIARDI per le cosche delle citta',CARMINE ALFIERI per la nuova famiglia,e il tandem FRANCESCO SCHIAVONE-FRANCESCO BIDOGNETTI per i casalesi.Il progetto pero' non si concretizza,i camorristi non sono come i mafiosi ed e' piuttosto avvertita la sensazione che molti altri clan tenuti fuori dall'organismo non accettino l'idea di dover rispondere ad un nucleo ristretti di boss perche' autorevoli e importanti.Accantonato il proposito di ispirarsi alla mafia siciliana,a' scigna si concentra sulla gestione della sua cosca,nella quale vengono arruolati ragazzi non sempre affidabili.Il limite piu' grosso e' proprio l'impiego di tossicodipendenti che vengono affiliati con il ruolo da killer,gli fanno ammazzare qualcuno e a loro volta vengono fatti scomparire,per evitare che in un momento di debolezza possano collaborare con la giustizia.Quanto alle tangenti ,le entrate piu' sostanziose vengono dal consorzio pro.cal che fornisce alla famiglia licciardi una estorsione sul cemento di 2mila lire al metro cubo trattato.Il pro.cal e' un consorzio gestito da tutti i clan della campania,e tutti sono obbligati nelle loro zone di influenza ad non aumentare l'estorsione delle 2mila lire al metro,ma a'scigna e' cosi' spavaldo e sicuro di se che porta l'estorsione dalle 2mila lire alle 5 mila lire,mettendo a repentaglio la pax mafiosa che regna in campania,
lo invitano a ragionare parecchi clan di napoli e provincia,ma a'scigna non vuole sentir ragioni,e spalleggiato dal suo fido EDUARDO CONTINI incomincia ad usare il tritolo e altri metodi mafiosi tra cui l'omicidio contro gli imprendirori e altri clan.Licciardi capisce che secondigliano e' un quartiere troppo piccolo per le sue ambizioni,e allarga i suoi affari su alcuni quartieri di NAPOLI citta' e della provincia,tra cui afragola paese dei moccia,di VINCENZO MOCCIA,licciardi si intromette in alcune estorsioni gia' portate avanti dai moccia e per poco non si scatena un nuovo conflitto,l'amicizia e il rispetto dei due boss evita il peggio,e ognuno rimane nella sua zona di influenza.Anche se licciardi ha lasciato perdere la sua mira espansionistica su altre zone della provincia non vuol sentire ragioni su tutta napoli citta',il boss e' pronto a prendersela tutta,consapevole delle guerre di camorra che questa sua sete di potereportera'.Licciardi dimostra di non essere un pazzo megalomane,ma uno straordinario stratega,utilizzando rapporti amicali e di parentela,promuove e organizza una federazione di clan in grado di prendersi una buona fetta del territorio di Napoli citta'.E' il sogno che si realizza,il progetto della sua vita,secondigliano deve comandare in tutti i quartieri di napoli,e chi non e' daccordo viene fatto sparire o buttato in fondo al mare.Crea cosi' l'alleanza di secondigliano,dove i primi ad aderire a questo cartello sono i fratelli FRANCESCO e GIUSEPPE MALLARDO di giugliano,e il fido EDUARDO CONTINI che controlla con la sua organizzazione la zona del vasto san giovanniello e il rione amicizia.L'alleanza di secondigliano ha una potenta militare ed economica che altri boss o altri clan nemmeno immagginano,e ne fanno le spese chi per primo non e' daccordo a cedere una fetta del suo territorio alla sanguinosa alleanza che sta marciando come attila,dove passa rimane macerie e distruzioni.In questa organizzazione entrano man mano a farne parte altri gruppi criminali di secondigliano,tra cui le famiglie di GAETANO BOCCHETTI,i fratelli LO RUSSO i famigerati capitoni,COSTANTINO SARNO l'emineza grigia di tutta la malavita di secondigliano,gli unici che non vogliono sapere di allearsi sono quelli di miezz all'arc una piccola organizzazione gestita dal boss del narcotraffico PAOLO DI LAURO,che per alcuni anni ha gestito l'affare droga anche per conto della famiglia licciardi.Nel frattempo l'alleanza di secondigliano entra in conflitto con i clan di GIUSEPPE MISSO della sanita',una guerra costellata dai tanti colpi di scena e dall'odio che si potrae a tutt'ora.Il clan misso ne esce frantumato,l'alleanza mira al controllo assoluto del rione sanita',e allea tra le sue fila le famiglie GUIDA-VASTARELLA-TOLOMELLI-che abitando alla sanita' commettono omicidi eccellenti per governare sotto il controllo dei secondiglianesi.Il boss PEPPE MISSO nel frattempo viene arrestao,comincia cosi' una recrudescenza di terrore contro la sua famiglia che non conosce sosta,gli vengono massacrati amici e parenti,e l'ultima in ordine di tempo e' la strage dell'autostrada,dove i secondiglianesi massacrano ALFONSO GALEOTA la moglie dello stesso boss misso ASSUNTA SARNO,vengono feriti in maniera grave GIULIO PIROZZI e la moglie di quest'ultimo.E' la vittoria dell'alleanza che caccia via dal quartiere sanita' tutti i parenti del boss misso e dei suoi affiliati.Ecco l'agguato nei particolari.Era il 14 marzo 1994,ASSUNTA SARNO moglie del boss della sanita' GIUSEPPE MISSO,insieme ad ALFONSO GALEOTA ed il loro gregario GIULIO PIROZZI e la moglie di quest'ultimo stavano rientrando dal colloquio avuto nel carcere di firenze con misso,ci mancava ormai poco per arrivare a casa, a pochi chilometri si trovava lo svincolo autostradale che taglia afragola acerra napoli.Discutevano animatamente per lo scontro verbale avvenuto all'uscita del carcera tra ASSUNTA SARNO appunto e la sorella del boss della cupola di secondigliano GENNARO LICCIRDI,una forte rivalita' possedeva le due donne per la posizione di potere che a quei tempi ricoprivano i rispettivi mariti.ASSUNTA SARNO rinfacciava a MARIA LICCIARDI che il potere del fratello finiva di li a poco gusto il tempo che il marito mettesse piede fuori dal carcere e avrebbe messo "A SCIGNA in gabbia,cosa che mando' su tutte le furie a piccerella che evidentemente avviso' qualcuno dello scontro.La ford fiesta dove i 4 viaggiavano riusci' solo ad avvicinarsi allo svincolo per napoli,che due macchine incominciarono a tamponarla costringendo a frenare la corsa,ne uscirono una decina di uomini che armati di mitra fucili e pistole incominciarono a vomitare piombo sui quattro.ASSUNTA SARNO ed ALFONSO GALEOTA morirono quasi subito,mantre GIULIO PIROZZI e la moglie si finsero morti e scamparono alla morte anche se seriamente feriti.Molti sono stati i collaboratori di giustizia che hanno contribuito a risolvere in parte l'enigma,chi erano e mandanti e gli esecutori materiali?si e' sempre saputo che a volere la morte della donna fu' la cupola di secondigliano,ma non si era mai arrivati per certo a capire chi esattamente visto che i collaboratori una volta indicavano EDUARDO CONTINI come mandante un'altra GENNARO LICCIARDI chi invece indicava i MALLARDO di giugliano,ma grazie alle dichiarazioni rese sia dal neo collaborante come lo chiamano i giudici PEPPE MISSO che altri si e' giunto a indicare nomi sie degli esecutori materiali sia dei mandanti.Le ultime dichiarazioni rese da GIUSEPPE MISSO ricalcano proprio i tempi in cui avveni' la strage,secondo le sue dichiarazioni la strage fu voluta da GENNARO LICCIARDI EDUARD CONTINI e i fratelli MALLARDO tutti decisi a cacciare con quella strage i misso dalla sanita' per favorire i TOLOMELLI VASTARELLA loro alleati e da anni in lotta con i misso.Gli esecutori materiali furono VINCENZO LICCIARDI GIOVANNI CESARANO PAOLO ABBATIELLO PAOLO DI MAURO COSTANTINO SARNO,queste circostanze secondo il pentito gli furono raccontate proprio dal boss di miano COSTANTINO SARNO quando questi era in rottura con l'alleanza,erano entrambi detenuti a sollicciano e qui' divennero da nemici ad amici,tanto che sarno consiglio' anche a misso una volta uscito di prigione su come doveva muoversi per fare la guerra contro la cupola che ultimamente anche a lui non andava giu' visto che gli avevano massacrato molti amici per non aver aderito alle proposte della cupola di uccidere il loro ras.Ma sono anche altre le famiglie che pagano un prezzo altissimo per aver detto no all'alleanza di secondigliano.In ordine di tempo sono i fratelli DI BIASI dei quartieri spagnoli,i secondiglianesi ucciderrano quasi tutti i faiano per farsi largo nei quartieri spagnoli.Un capitolo da parte e' la guerra di camorra tra l'alleanza di secondigliano e le famiglie dei MAZZARELLA-SARNO che anche se colpiti duramente si batteranno fino all'ultimo per non cedere nemmeno un centimetro del loro territorio.Rimane comunque la diffidenza nei confronti di PAOLO DI LAURO detto ciruzzo o'milionar,dopo le tante guerre per conquistare nuovi spazi l'alleanza non digerisce il fatto di avere in casa su un clan che agisce autonomamente,e senza chiedere o dare spiegazioni su niente,o'milionar sta conquistando man mano nuovi spazi e sta macinando miliardi a palate con il narcotraffico.Ma per il momento l'alleanza sta a guardare senza muovere un dito contro o milionar,evidentemente vuole studiare l'egemonia del clan prima di attaccarlo,senza contare che se cio' fosse successo la forza militare e la spietatezza dei di lauro avrebbe schiacciato i licciardi.Per l'alleanza tutto va a gonfie vele fino a quando non si pente PASQUALE FRAJESE,detto linuccio e' secondigliano,un killer con alle spalle una lunga militanza nl clan alleato dei licciardi dei quartieri spagnoli comandati da CIRO MARIANO,che usavano propri frajese per gli agguati piu' importanti visto ce non era della zona e nessuno lo conosceva se non pochi intimi della cosca.Frajese parla e parla anche di GENNARO LICCIARDI,offrendo agli inquirenti nuovi e inediti scenari utilissimi a costruire il profilo criminale del nuovo boss della camorra napoletana.Nel dicembre del 1991 il boss riesce a sfuggire per un pelo all'arresto,i carabinieri fanno irruzione in un appartamento sito in via golia,alla masseria cardone,intestato alla moglie PATRIZIA ESPOSITO,il latitante nonc'e' ma dietro il vano doccia i militari scoprono una porticina coperta da mattonelle con apertura comandata a distanza che consente l'accesso a una stanza dotato di sistema di aereazione e in grado di ospitare due persone.Il camorrista riesce a farla franca fino alla mattina del 23 marzo del 1992.Quel giorno polizia e carabinieri sanno che il boss deve incontrarsi nelle campagne di giugliano con il boss alleato FRANCESCO MALLARDO,la zona e' presidiata.Ci sono posti di blocco ovunque ma i due padrini hanno sottovalutato l'impegno delle forze dell'ordine che sono ora come mai decisi ad arrestare i due boss.Il primo a finire in manette e' FRANCESCO MALLARDO,ammanettato in una mansarda del parco in costruzione nuovo mondo,in via campo annone.Il boss latitante anche lui da due anni si consegna senza opporre resistenza davanti alla moglie ANNA AIETA che inpreca contro le forze dell'ordine.Qualche ora dopo ad arrendersi e' a'scigna fermato ad un posto di blocco,con tutte le prove che gli inquirenti hanno raccolto,per lui c'e' il rischio concreto di trascorrere in carcere il resto della sua vita.E' mentre viene confinato al 41bis nel carcere romano di rebibbia i magistrati si danno da fare sequestrandolo ville,appartamenti,interi edifici,cont correnti per un valore di oltre 80 miliardi.Con i riscontri acquisiti,corroborati dalle dichiarazioni dei collaboratori di giustizia licciardi va incontro a condanne certe.Ma i giudici non riusciranno mai a processarlo per tutti i reati per cui si e' macchiato.Agli inizi del 1994 lascia il carcere di rebibbia per essere trasferito in quello di voghera,sempre ristretto al 41bis.A meta' luglio si sottopone a un'operazione chirurgica,niente di particolarmente grave,solo un ernia ombelicale.Ma la notte del 2 agosto si sente male e viene trasportato di urgenza in ospedale;pochi minuti dopo il ricovero muore per una setticemia.Laddove hanno fallito gli avversari c'e' riuscita una infezione,il camorrista che ben presto sarebbe diventato il numero uno della criminalita' organizzata in campania,anche perche' nel frattempo CARMINE ALFIERI si e' pentito,esce di scena a soli 38 anni e all'apice della sua ascesa.La scomparsa scatena una ridda di voci,si sospetta la mano maligna di qualche nemico,o un errore dei medici che lo tenevano in cura.Ma l'inchiesta condotta dal sostituto procuratore della repubblica di voghera,FRANCESCO DE SOCIO,stabilira' che a stroncarlo e' stato uno choc settico,cioe' un'infezione.Due giorni dopo il 4 agosto,intorno alle 21 il carro funebre che trasporta la salma di GENNARO LICCIARDI,varca il cimitero di poggioreale,scortato degli agenti della squadra mobile.Ad assistere alla tumulazione sono i familiari piu' stretti,ai quali giungono centinaia e centinaia di corone di fiori,tutte anonime.Il fondatore dell'alleanza di secondigliano non c'e' piu',l'uomo che aveva obbligato i suoi uomini piu' vanitosi che se proprio ci tenevano a portare qualche pezzetto d'oro dovevano avere solo la fede di matrimonio,nient'altro,non voleva pubblicita' il boss dei boss che per amore di secondigliano come affermano i suoi parenti la fatta conoscere a tutta napoli.