martedì 26 ottobre 2010

Carcere a vita per Luciano, boss che non si è pentito

È l’unico della famiglia Sarno a non aver scelto di effettuare il
“grande salto”: nessun cedimento, nessun ripensamento, nessun
rimpianto. Luciano, a differenza degli altri fratelli e degli altri
sodali, è l’unico a non essersi pentito. Non ancora, almeno. Anche
per questo per lui, dopo l’arresto era stato predisposto il carcere
duro. Il famigerato 41 bis, un tipo di detenzione che lascia
pochissima libertà personale, che non permette contatti con gli
altri detenuti, che ne permette pochissimi anche con i familiari più
stretti, e che starebbe stretta a chiunque, anche a un eremita. A
dirla tutta, però, se è vero che Luciano Sarno è stato l’unico, fino
ad oggi, a non essere sceso a patti con la giustizia, è vero pure che
un altro della famiglia di Ponticelli non è più tra le fila dei
collaboratori dello Stato. La “sorpresa”, perchè di questo si è
trattato, era arrivata in un’aula di Tribunale, nel bel mezzo di
un’udienza. La voce con la quale è stata pronunciata la fatidica
frase «non ho più intenzione di collaborare», è quella di Giuseppe
Sarno, cugino di Ciro Sarno (nella foto), alias ‘o sindaco. Giuseppe
Sarno, detto Caramella era stato arrestato, dove stava
festeggiando il suo compleanno in un ristorante. Un passo
indietro, il suo, che a dire la verità non ha stupito più di tanto gli
007, che a dirla tutta, non avevano mai creduto fino in fondo nel
pentimento di Giuseppe Sarno.
L’annuncio del suo pentimento
fatto un mese dopo l’arresto
indusse il figlio Antonio a
minacciare di morte la stessa
madre per dimostrare la sua
fedeltà al clan. Un irriducibile,
insomma, per quanto riguarda la
volontà di non collaborare con
la giustizia, e così anche a costo
di beccarsi l’ergastolo, Luciano
Sarno non intende pentirsi,
almeno non l’ha ancora fatto.