venerdì 22 ottobre 2010

«Così tentammo di uccidere Guarino»

Il tentato omicidio di
Raffaele Guarino segnò, per gli
investigatori e gli inquirenti, l’inizio
della faida interna al cartello
malavitoso di Barra Aprea-Cuccaro-
Alberto. Con l’agguato al
ras si manifestarono apertamente
le tensioni e i contrasti che già
da tempo agitavano il superclan
di Barra e la vittima fu scelta proprio
perché era considerata uno
dei esponenti di spicco degli
“scissionisti” capeggiati dai Celeste.
Ecco come ha ricostruito
la vicenda il pentito Giuseppe
Manco nell’interrogatorio del 12
maggio 2009, con la premessa
che le persone tirate in ballo devono
essere ritenute estranee ai
fatti narrati fino a prova contraria.
Tanto più che per il grave
episodio nessuna contestazione
specifica è stata fatta con il provvedimento
restrittivo eseguito
mercoledì mattina.
«Pasquale Aprea, tornato a casa
dal colloquio tenuto con Vincenzo
Aprea al carcere di Tolmezzo
dov’era stato dato l’ordine di eliminare
Raffaele Guarino, parlò
con me, con Vincenzo Salzano e
con Vincenzo Acanfora di tale
decisione. Nell’occasione egli però
non riferì nulla a Giovanni
Aprea (il boss soprannominato
“Punt ‘e curtiello”, ndr) perché
sapeva che questi non avrebbe
condiviso la decisione».
Dunque, all’interno del clan
Aprea alcuni tra i ras volevano
tentare ancora la via dell’accordo.
Ma ebbe la meglio l’idea della
forza e partì l’attacco agli “scissionisti”
con una trappola a Raffaele
Guarino: era il 2005. Come
ha confermato Giuseppe Manco
(detto “’o mostro”) sempre nell’interrogatorio
del 12 maggio
2009. «Fu pianificato pertanto
l’omicidio di Raffaele Guarino ad
opera di Pasquale Aprea con la
complicità di Lena Aprea, Ciro
Prisco, Vincenzo Salzano e Lorenzo
Acanfora. La decisione fu
di Pasquale Aprea e Vincenzo
Aprea. Lorenzo Acanfora fu incaricato
da Pasquale Aprea di fare
da specchiettista insieme a
Ciro Prisco in quanto dovevano
avvisarlo dell’arrivo di Raffaele
Guarino. Questi era stato attirato
da Lena Aprea presso la sua
casa con la scusa di ricevere un
bonus (una somma ulteriore di
guadagno sulle sue competenze
in occasione della maggiore vendita
di droga nelle festività natalizie)
e ivi si era recato unitamente
a Vincenzo Salzano, che
era a conoscenza del piano. Avevo
scommesso due torte con Vincenzo
Acanfora sulla buona riuscita
dell’omicidio. Effettivamente
Raffaele Guarino cadde
nella trappola. Pasquale Aprea
gli sparò diversi colpi ma questi,
pur essendo stato colpito per ben
cinque volte, si dette alla fuga da
corso Sirena al corso Bruno Buozzi
percorrendolo nel senso contrario
a quello di marcia. Infine,
Guarino riuscì addirittura ad affrontare
Pasquale Aprea tirandogli
una sedia addosso e schiaffeggiandolo.
Nella circostanza
Pasquale Aprea fu poi colpito da
un secchio d’acqua gettatogli
addosso dal titolare di un negozio
di giocattoli sito al corso Bruno
Buozzi, ad angolo con via Domenico
Minichini».
Secondo Manco, da quel momento
ci fu il riavvicinamento
dei Cuccaro agli Aprea.