venerdì 22 ottobre 2010

«Dammi 10 giorni e ti regalo Ponticelli»

«Vincenzo Aprea promise
a Ciro Sarno che gli avrebbe “regalato”
Ponticelli. “Dammi dieci giorni
di tempo”, disse».
Per Giuseppe Manco, pentito cardine
dell’ordinanza di custodia cautelare
che ha colpito l’altroieri 20 indagati
del clan Aprea, il retroscena
della strage al bar “Sayonara” (sette
morti ammazzati, tra cui un fedelissimo
di Andrea Andreotti detto
“’o cappotto”) starebbe in quella
promessa del ras di Barra a colui che
sarebbe stato poi soprannominato
“o sindaco” di Ponticelli. Ecco quanto
ha dichiarato il collaboratore di
giustizia il 12 maggio dell’anno scorso
ai pm della procura antimafia, ai
quali ha indicato alcuni dei presunti
esecutori della strage. Tutti naturalmente
da ritenere estranei al fatto
fino a prova contraria, tenuto anche
conto che il terribile episodio è
finora rimasto impunito non sono
mai stati emessi neanche avvisi di
garanzia. Era l’ottobre del 1989.
«Vincenzo Aprea promise a Ciro
Sarno: “dammi dieci giorni che ti
regalo Ponticelli”. E così fu. Infatti,
egli dette ordine,
dopo un
colloquio in
carcere (se
non erro, era
detenuto a
Fossombrone) di eliminare diversi
esponenti del clan Andreotti nonché
il capo detto “Andrea Cappotto”.
Partì un commando di circa dieci
persone da Barra dirette al bar
“Sayonara” di Ponticelli, luogo di
abituale ritrovo degli affiliati al clan Saluti e baci a Lena Aprea dalla folla di amici e parenti
Mastellone, commesso da lui e da Andrea Andolfi detto “’o
minorenne”, assunse il ruolo di capo. Già nell’anno ‘91 è
diventato un capo. Infatti, quando fu fondato il clan Aprea, egli
era detenuto per rapina e dal carcere si affiliò. Uscitone,
commise un omicidio e pertanto assunse il ruolo di capo. Come
regalo, ricevette la costruzione dello stabile in cui attualmente
abita. In quanto capo si occupava anch’egli di tutti gli affari
illeciti del clan, compreso il settore della droga e delle
estorsioni. Ogni mattina tutti i responsabili del clan si
incontravano a villa Aprea e pianificavano la giornata nei
diversi settori lavorativi». lusa
LE COSCHE DELL’AREA EST.
L’ATTACCO AGLI “SCISSIONISTI” ATTUATO
SENZA INFORMARE GIOVANNI “PUNTA ‘E
CURTIELLO” CHE SPERAVA IN UN ACCCORDO
Andreotti. Al commando parteciparono
quanto meno: Giovanni
Aprea, Gaetano Cervone, Salvatore
Donadeo, Pasquale Palombo, Michele
Alberto, Umberto De Luca
Bossa. Come copertura ovvero per
disfarsi delle armi e delle tute da
meccanico utilizzate nell’occasione,
parteciparono: Luigi Alberto
detto “’o pesantone”, Antonio De
Luca Bossa detto “’o sicco”, Ciro
Aprea. Tutti, dopo la strage, se ne
andarono a Milano, dove c’era Giuseppe
Vilmi che stava per aprirsi
una zona di controllo criminale».
Poco prima della strage, avvenne un
altro grave fatto di sangue riconducibile
alla guerra di camorra dell’area
orientale di Napoli: l’omicidio
del 6 ottobre del 1989 davanti al negozio
di articoli sportivi gestito dalla
vittima, Vincenzo Duraccio. Fu
l’agguato che precedette a Ponticelli
la strage di
San Martino, davanti
al bar di via
Ulisse Protagiurleo
e in cui furono ammazzati
sette persone,
tra le quali un presunto fedelissimo
del “cappotto”: Antonio Borrelli.
Per l’omicidio di Vincenzo Duraccio,
va sottolineato, è stato assolto
con formula piena già in primo grado
Andrea Andreotti.