venerdì 29 ottobre 2010

Killer dal barbiere, ucciso pregiudicato

Come in un film di gangster
anni ‘30: i killer fanno irruzione
dal barbiere e sparano ad un uomo,
uccidendolo sul colpo, non curanti
della presenza di altri clienti.
È quanto è accaduto ieri pomeriggio
a San Giovanni a Teduccio, alla
periferia della città dove sembrano
riaccendersi le ostilità, mai spente,
tra i sodalizi criminali che si affrontano
da anni per la gestione dei traffici
illeciti: i Rinaldi-Reale contro i
Mazzarella-D’Amico. La vittima si
chiamava Carmine Marigliano, di
36 anni, che inquirenti ed investigatori
avvicinavano alla cosca dei
D’Amico, con roccaforte in via Villa
San Giovanni, dove viveva il pregiudicato,
meglio conosciuto negli
ambienti della malavita locale come
“qua qua”. Un “fedelissimo”, sempre
secondo gli “007” di polizia e carabinieri
su cui il boss Luigi D’Amico
avrebbe sempre potuto contare.
Secondo una delle prime ipotesi
avanzate dai carabinieri della compagnia
Poggioreale (al comando del
capitano Massimo Ribaudo) che indagano
sull’omicidio, si potrebbe
trattare di una spedizione punitiva,
una “vendetta” per l’assassinio di
Patrizio Reale, boss dell’omonimo
clan, con base operativa nel rione
Pazzigno, ferito mortalmente l’11 ottobre
2009 (è deceduto il giorno dopo
in ospedale) sull’uscio della sua
abitazione al corso San Giovanni a
Teduccio. Naturalmente, è solo una
pista e non si esclude che possa esserci
un altro movente dietro l’agguato
stile Chicago: tra questi anche
un’esecuzione decretata all’interno
del cartello criminale per uno
sgarro commesso dal pregiudicato.
Secondo una prima ricostruzione
eseguita dagli uomini dell’Arma, il
raid di morte è avvenuto poco prima
delle 17,30. Scena del delitto il
salone da barbiere “Ciro Pizzano”:
Carmine Marigliano era entrato da
poco ed era seduto su una delle poltrone,
con al suo fianco il titolare del
locale. Nel salone avrebbero fatto irruzione
in tre, con il viso coperto, armati
di pistole. Il pregiudicato aveva
intuito che quelle persone che si
erano appena fermate davanti al negozio,
al corso Protopisani, numero
civico 42, erano giunte li per lui.
Tant’è che, rapidamente, Carmine
Marigliano si è alzato dalla sedia
cercando di ripararsi in uno stanzino,
adibito a bagno. Bloccato il barbiere,
i sicari hanno iniziato a fare
fuoco sparando, almeno, cinque colpi
che hanno raggiunto alla schiena
il loro bersaglio, il quale si è accasciato
sul pavimento, ucciso all’istante.
Poi, la fuga: probabilmente,
i killer si sono divisi, salendo a
bordo di due scooter, una dei quali
trovato bruciato in via Comunale Ottaviano,
poco distante da dove abitano
i Reale e i Rinaldi. All’esterno,
secondo alcune testimonianze raccolte
c’era un quarto complice che
attendeva alla guida di uno dei mezzi.
Scattato l’allarme, su segnalazione
della Sala operativa del comando
provinciale di Napoli, sono
arrivate le prime “gazzelle”. Poco dopo,
corso Protopisani è stata chiusa
al traffico per evitare intralci al sopralluogo
da eseguire sul luogo dell’omicidio.
Prime fasi delle indagini
che sono state fatte sotto gli sguardi
attenti di numerosi curiosi. Durante
l’ispezione eseguita nel salone
i militari hanno individuato e repertato
cinque bossoli calibro 9x21. Nel
frattempo, è giunta anche un’ambulanza
del “118”, ma ormai non
c’era più nulla da fare per Carmine
Marigliano.