domenica 31 ottobre 2010

Nel 2005 si salvò perché la pistola del killer si inceppò

Raffaele Guarino “Lelluccio”
è un personaggio che ha scalato
velocemente le posizioni più
alte all'interno della camorra della
periferia est della città. Da fedelissimo
del clan Aprea-Cuccaro, per
il quale gestiva il gioco d'azzardo e
le estorsioni nel solo quartiere di
Barra, nel 2003, dopo la “scissione”
dalla cosca-madre, è diventato un
potente padrino di camorra fondando
un gruppo autonomo con
l'amico di sempre Ciro Celeste “'o
roce”, attualmente latitante, a sua
volta imparentato con i Gaiola e i
Minichini, e con Giacomo Alberto,
padrino con “amicizie” con il potente
clan Birra di Ercolano, ma
persino con il clan Sarno di Ponticelli.
Complici i continui blitz e le
“mazzate” giudiziarie che hanno
colpito negli ultimo 10 ani i vertici
del clan Aprea-Cuccaro, i Celeste-
Guarino-Alberto sono diventati i
padroni assoluti di Barra, mettendo
nell'angolo gli Aprea e relegando
i Cuccaro nel loro bunker di “Palazzo
Magliano”. Ma negli ultimi
tempi, grazie anche ad alcune scarcerazioni
“eccellenti”, gli Aprea-
Cuccaro hanno riconquistato gran
parte del territorio perso dichiarando
guerra aperta ai nemici. Dopo
una serie di scaramucce che
non avevano provocato vittime, il
18 gennaio del 2005 l'episodio che
segnò il lento declino degli “scissionisti”.
Pasquale Aprea (nella foto),
così come racconta il pentito
Giuseppe Manco “'o mostro”, tese
un agguato a Raffaele Guarino al
corso Bruno Buozzi. Il ras scissionista
fu ferito da cinque pallottole
all'addome ma quando il sicario gli
stava dando il colpo di grazia alla
testa la pistola si inceppò e Guarino
la fece franca. Ecco la ricostruzione
del pentito dopo l'interrogatorio
del 12 maggio 2009. «Fu pianificato
pertanto l'omicidio di Raffaele
Guarino ad opera di Pasquale
Aprea con la complicità di Lena
Aprea, Ciro Prisco, Vincenzo Salzano
e Lorenzo Acanfora. La decisione
fu di Pasquale Aprea e Vincenzo
Aprea. Lorenzo Acanfora fu
incaricato da Pasquale Aprea di fare
da specchiettista insieme a Ciro
Prisco in quanto dovevano avvisarlo
dell'arrivo di Raffaele Guarino.
Questi era stato attirato da Lena
Aprea presso la sua casa con la
scusa di ricevere un bonus (una
somma ulteriore di guadagno sulle
sue competenze in occasione della
maggiore vendita di droga nelle
festività natalizie) e ivi si era recato
unitamente a Vincenzo Salzano,
che era a conoscenza del piano.
Avevo scommesso due torte con
Vincenzo Acanfora sulla buona riuscita
dell'omicidio. Effettivamente
Raffaele Guarino cadde nella trappola.
Pasquale Aprea gli sparò diversi
colpi ma questi, pur essendo
stato colpito per ben cinque volte,
si dette alla fuga da corso Sirena al
corso Bruno Buozzi percorrendolo
nel senso contrario a quello di marcia.
Infine, Guarino riuscì addirittura
ad affrontare Pasquale Aprea
tirandogli una sedia addosso e
schiaffeggiandolo. Nella circostanza
Pasquale Aprea fu poi colpito da
un secchio d'acqua gettatogli addosso
dal titolare di un negozio di
giocattoli sito al corso Bruno Buozzi,
ad angolo con via Domenico Minichini
», questo con la premessa
che le persone tirate in ballo dal collaboratore
di giustizia sono da ritenersi
innocenti fino a sentenza definitiva.