martedì 26 ottobre 2010

Omicidi del clan Sarno, 13 ergastoli

Nessuna clemenza e davvero poche attenuanti. Dei ventuno imputati del
clan Sarno per gli omicidi nella faida con i Panico di Sant’Anastasia arrivano,
infatti, in corte di Assise ben tredici ergastoli, molti dei quali associati
ad alcuni mesi di isolamento per mandanti ed autori degli omicidi avvenuti
nel 2004 nella lotta con la famiglia vesuviana. Solo quattro, infatti, sono gli
imputati assolti con formula piena. Il carcere a vita è stato deciso per Luciano
Sarno che dovrà inoltre scontare sei mesi in isolamento, per Eduardo Troiano,
fedelissimo dei Sarno secondo l’accusa, più tre mesi di isolamento; medesima
pena anche per Fabio de Michele, Francesco Di Grazia, Paolo Di Grazia,
Giovanni Panico, Giancarlo Gallucci, Mario Sacco, Gerardo Perillo, Ciro
Perillo, Salvatore Coppola e Salvatore Circone, Giuseppe Piscopo con sei mesi
di isolamento. Decisioni meno severe, invece, per Pasquale Sarno, il collaboratore
di giustizia è stato condannato a 24 anni, Paolo Di Grazia, 23 anni,
Luciano Cantone che dovrà scontare sei anni, il pentito Giovanni Messina,
21 anni e Francesco Pacconi, 3 anni. Le assoluzioni sono invece arrivate
per Maria Musti, Antonio Piccolo, Francesco Piccolo e Francesco Ranieri,
questi ultimi due difesi dal penalista Antonio Abet insieme al collega Rosario
Arienzo per quanto riguarda Piccolo. Gli appartenenti al clan Sarno, infatti,
sono stati per diversi motivi condannati in secondo grado per gli omicidi di
Luigi Amico, Gustavo Viterbo e Ciro Coppola. Gli imputati furono arrestati nel
corso di un blitz che non solo riuscì a fare piazza pulita di tutti i boss che dominavano
l’area vesuviana per anni e anni ma anche a fare luce su una lunga
scia di sangue dovuta ad una lotta tra due clan, i Sarno e i Panico. Il boss
Luciano Sarno solo per l’omicidio di Luigi Amico, mentre per quello di Gustavo
Viterbo non c’era stata la richiesta di estradizione e quindi il gup lo ha
prosciolto. I clan si combattevano con azioni di fuoco continue: l’obiettivo
era uno, conquistare sempre più spazio, riuscire a gestire quanti più traffici
illeciti. Non importava che per farlo occorresse passare sui cadaveri dei luogotenenti
avversari. Il clan Sarno, con il boss Luciano Sarno, lanciò la sua offensiva,
il segnale alle 23,45 del 20 marzo del 2004 nei pressi del bar “Dei Nobili”
di Sant’Anastasia. Gustavo Viterbo fu crivellato di colpi nel suo feudo.
Morì nell’ospedale di Pollena Trocchia poche ore dopo. A fare luce sull’episodio
e sui presunti carnefici e mandanti dell’omicidio è stato per primo Paolo
Di Grazia. Forti condanne che sono arrivate, quindi, nonostante la confessione
di essere stati loro ad ammazzare Gustavo Viterbo. Due degli assassini
erano loro: Francesco Di Grazia, cugino del pentito Paolo ed Eduardo Troiano,
fedelissimo del clan Sarno. Lo dissero in un’aula affollata di avvocati difensori
e alla presenza del pubblico ministero Vincenzo D'Onofrio. La confessione
dell’omicidio arrivata nel corso del processo celebrato in Corte d’Assise
puntava probabilmente a non essere condannati all’ergastolo.