domenica 31 ottobre 2010

Omicidio Fortunato, 5 arresti

Hanno un nome ed anche un volto, mandanti ed esecutori
(presunti fino a condanna definitiva passata ingiudicata) dell’omicidio
del pluripregiudicato Domenico Fortunato, meglio noto con il nomignolo
di “Mimi ‘o scugnato”, ucciso nel pieno centro di Caivano la sera
del 21 gennaio del 2004, poco dopo aver lasciato l’abitazione di un
parente. Notificata in carcere a Vincenzo Castaldo, Antonio Esposito,
Gennaro Gallucci, Michele Pepe e Giuseppe Piscopo il provvedimento
cautelare. Chiaramente, per gli indagati, vale la presunzione d’innocenza
fino a condanna definitiva passata ingiudicata. A portare avanti
la delicata indagine, sono stati i carabinieri della Compagnia di Casoria,
agli ordini del capitano Gianluca Migliozzi e del tenente Guglielmo
Palazzetti. I cinque indagati sono accusati di omicidio e di associazione
a delinquere. A sparare, secondo quanto riferito dagli origani
investigativi, sarebbero stati Gennaro Gallucci – alias ‘nfriello –
un tempo residente a Casalnuovo e Giuseppe Piscopo, 30 anni, nipote
di “Pinuccio ‘o metronotte” che fino alla metà degli anni ‘90 era considerato
il ras del malaffare casalnuovese, nemico acerrino di Carmine
Alfieri. Mandanti ed organizzatori dell’omicidio di “Mimi ‘o scugnato”
(che per anni è stato un gregario del gruppo di Nicola e Raffaele Nuzzo,
ovvero i Carusiello di Acerra), sarebbero stati Raffaele Angelino,
Vincenzo Castaldo, Giovanni Messina e Michele Pepe. Come basista
avrebbe agito Antonio Esposito, mentre Giuseppe PIscopo e Gennaro
Gallucci insieme a Sandro Chioccarello e Antonbioo D’Angelo, componenti
della batteria di fuoco. A parlare di questo efferato omicidio,
con molta probabilità è stato il collaboratore di giustizia Giovanni Messina,
l’ugola d’oro della Dda napoletana, grazie al quale è stato possibile
(almeno nell’ultimo triennio), smantellare buona parte dei cartelli
criminali operanti tra Acerra-Caivano- Casalnuovo di Napoli e Napoli.
In ogni modo, Domenico Fortunato è stato ucciso per vendicare l’omicidio
di Pasquale Farano, per il quale è stato già condannato – in secondo
grado – all’ergastolo, Antonio Di Buono meglio noto come “’o
gnocco”, scarcerato di recente, per decorrenza dei termini di custodia
cautelare, dai giudizi della XII sezione del tribunale del riesame di Napoli.
La vicenda prende il via il 19 di settembre del 2003, quando un
commando di sicari, probabilmente partito da Acerra, uccideva, nei
pressi del bar “Il Roseto” di Caivano il boss Pasquale Castaldo, ferendo
Luigi Zimbella ed il padre del consigliere comunale Michele Petraglia,
che era seduto su di una panchina davanti al negozio del figlio. Per gli
investigatori che giunsero sul posto, fu subito chiaro che si trattava di
un raid di camorra. Nonostante la frenetica attività d’indagine (condotta
da carabinieri e polizia) poco furono gli elementi per dare un volto
ed un nome a mandanti ed esecutori, anche se tutti sapevano che il
boss “Pasquale ‘o farano”, era da tempo in lotta con il gruppo facente
capo a Domenico La Montagna, alias “Mimmuccio ‘o cuoco” alleatosi
nel frattempo con il gruppo di Antonio Di Buono di Acerra. Passarono
mesi, senza che nulla succedesse. La risposta arrivo il 21 gennaio del
2004. Era una fredda sera d’inverno, quando una coppia di sicari, aggancio
nel pieno centro cittadino di Caivano il pluripregiudicato “Mimi
‘o scugnat” ( cosi chiamato a causa della sua scarna dentatura- ritenuto
molto vicino al cartello criminale Di Buono/La Montagna) esplodendogli
alla testa alcuni colpi d’arma da fuoco, fuggendo subito dopo
dal luogo dell’esecuzione, senza lasciare traccia, pur sapendo bene
che qualcuno li aveva notati, mentre per vendetta, eliminavano un nuovo
che da tempo era divenuta una facile preda.