domenica 31 ottobre 2010

Omicidio Frattini, chiesti tre ergastoli

Tre ergastoli. È quanto la Direzione distrettuale antimafia ha chiesto
per i Paolo Di Lauro, Raffaele Abbinante e Rosario Pariante, accusati
di essere tra mandanti ed esecutori dell’omicidio di Giacomo Frattini,
ucciso durante la faida tra la Nuova Alleanza e i cutoliani. La Dda ha
chiesto inoltre l’assoluzione per Luigi Vollaro “’o califfo”, per Salvatore
e Mario Lo Russo. La sentenza non prima di fine, fose addirittura
potrebbe slittare al prossimo anno. Così dopo 27 anni, i presunti responsabili
potrebbero rischiare di essere condannati alla pena dell’ergastolo.
Secondo le ricostruzioni della Procura e dei pentiti, la vittima
aveva partecipato, durante la guerra tra Nco e Nuova Famiglia,
alla strage di Poggioreale e perciò doveva essere punito in maniera
eclatante. Il suo corpo fu trovato in una Fiat 500 familiare: senza cuore,
testa e mani. Il “Tribunale della camorra” aveva deciso che Giacomo
Frattini, detto “Bambulella”, doveva essere ucciso e così fu. Dopo
27 anni da quell’omicidio, la Procura di Napoli ha ricostruito il movente,
i mandanti e le fasi dell’esecuzione. Le indagini, a suo tempo
archiviate per essere rimasti ignoti gli autori, erano state riaperte dopo
che Luigi Giuliano decise, nel 2002, di collaborare con la giustizia,
insieme successivamente anche ad altri affiliati che secondo l’accusa
a quel delitto presero parte. Giacomo Frattini, esponente della Nuova
camorra organizzata di Raffaele Cutolo, fu ucciso il 21 gennaio del
1982 perché doveva essere punito, come scrive il capo della Procura
di Napoli Giovandomenico Lepore. Rientrava tutto nella guerra di camorra,
che agli inizi degli anni '80 insanguinò Napoli e provincia, tra
la Nco di Raffaele Cutolo e la Fratellanza Napoletana delle famiglie cresciute
nel dopoguerra all’ombra dei siciliani con il contrabbando di sigarette.
Il movente della vendetta di cui rimase vittima Frattini sta nella strage
del 23 novembre del 1980. Quando, approfittando della concitazione
creatasi per il terremoto, nel carcere di Poggioreale un gruppo di cutoliani
fece irruzione nel reparto occupato dagli avversari, uccidendo
varie persone. Di quell’eccidio la Fratellanza napoletana, guidata all’epoca
da Luigi Giuliano detto “Lovigino”, individuò proprio l'allora
23enne come uno dei responsabili. E così scattò la punizione esemplare:
c’era chi voleva crocifiggerlo davanti all’abitazione di Cutolo, chi decapitarlo.
Si optò per la seconda possibilità. Nel clan c’era un macellaio
che asportò il cuore e poi tagliò la testa e le mani: pezzi che furono
collocati nell’auto insieme al cadavere, ricoperto da un lenzuolo. La
perizia medico-legale accertò anche la presenza di ferite da taglio al
viso inferte quando Frattini era ancora in vita. Un sedicente gruppo, i
Nuovi giustizieri campani, rivendicò il delitto. Ma era un depistaggio:
grazie ai pentiti, è venuto fuori tutt’altro scenario. Il 23enne, a distanza
di un anno dalla sua scarcerazione, era stato attirato in una trappola.