venerdì 22 ottobre 2010

Una lite per una donna diede il via alla sanguinosa faida

Fu in particolare un litigio
con due esponenti dell’”Alleanza
di Secondigliano” da parte
dei Celeste a provocare la scissione
con gli Aprea. Inutilmente
si cercò una mediazione, il ras Ciro
“’o dolce” e il figlio Francesco
la rifiutarono e così scoppiò la
guerra a Barra. Parola di Giuseppe
Manco, che lo ha raccontato
ai pm antimafia. Il verbale è agli
atti dell’ordinanza di custodia di
custodia cautelare costata le manette
o la notifica in carcere a 6
fratelli Aprea (Vincenzo, Rosa,
Patrizia, Pasquale, Lena, Giuseppina)
e ai ras Gaetano Cervone
detto “Bibì”, Gennaro Ambrosanio
“’o nonnetto” e Ciro Prisco.
«I Celeste», ha messo a verbale
“Peppe ‘o mostro”, come viene
soprannominato il pentito, «avevano
avuto un “problema” con il
clan di “Mimì ‘o ‘mericano” e di
“Paoluccio “’o infermiere” (Paolo
Di Mauro, ndr), gruppo che faceva
riferimento all’Alleanza di Secondigliano,
in particolare al clan
Bocchetti. Fummo convocati attraverso
“zì Menuzzo” per decidere
il da farsi. Pasquale Aprea
mandò me e io mi incontrai con
“Mimì ‘o mericano” e suo nipote,
tale Peppe, di corporatura alta
e massiccia. Era quest’ultimo
che aveva avuto il “problema”
con i Celeste a causa di fatti di
donne. Questi mi chiesero la testa
dei Celeste e il “Menuzzo” si
offese perché alla sua presenza
bisognava fare sempre la pace e
mai chiedere la guerra. Presi
tempo, dicendo che dovevo riferire
a Barra. Partecipai proprio
con Ciro Celeste a un nuovo incontro
tenutosi lo stesso giorno
(era maggio o giugno 2003) in
cui, alla presenza del “Menuzzo”,
fu sancita la pace, Nonostante
ciò, Ciro Celeste dopo poche ore
andò con il figlio Francesco con
due moto a sparare contro l’abitazione
di “Mimì ‘o mericano”.
Ciò rappresentò un vero e proprio
affronto a tutti coloro che avevano
sancito la pace. Per cui, il giorno
dopo, Salvatore De Francesco,
sempre su disposizione di “’o
Menuzzo”, venne dagli Aprea per
sottolineare che “Paoluccio ‘o infermiere”
si era offeso. Pasquale
Aprea capì che doveva dare una
lezione ai Celeste, per cui decise
in accordo con Vincenzo
Acanfora, che entrambi i Celeste
dovevano essere ammazzati, e al
più presto, per mano di persone
del clan Aprea».
Giuseppe Manco ha poi continuato,
nell’interrogatorio del 19
maggio 2009, a riferire circostanze
relative a quel periodo.
«Pasquale Aprea invitò a casa
sua Raffaele Guarino e Salvatore
Petrone, proponendo loro l’omicidio
dei Celeste. Poco dopo
Guarino, andò a riferire a Ciro Celeste
del piano di Pasquale Aprea
per toglierlo di mezzo. Fu così
che si saldò l’alleanza tra i Celeste
e i Guarino, che fu evidenziata
con una sparatoria contro
la casa di Lena Aprea e con l’incendio
dell’abitazione di Enrico
Veneruso..