domenica 14 novembre 2010

Amante del lusso e calcioscommesse

Un boss carismatico, capace di tessere tele diaboliche e di allearsi anche
con ex nemici pur di fare affari. Ecco com’è stato descritto Salvatore
Lo Russo “’o capitone” nelle informative riservate di polizia, carabinieri
e Dia. Numero uno del clan originario di Miano, ma con ramificazioni
in tutta Napoli, dopo l’arresto e la dura condanna del fratello Giuseppe.
Di Salvatore Lo Russo ha parlato a lungo il pentito Maurizio Prestieri nell’interrogatorio
del 15 maggio 2008. «Ho intrattenuto rapporti personali
con i capi e gli affiliati del clan Lo Russo per quanto attiene i traffici di
droga, ma anche in occasione delle faide di camorra esplose nelle zone
di nostro interesse nonché per le maggiori estorsioni che, in diverse occasioni,
ci hanno visto compartecipi. Da quando, poi, Lo Russo Giuseppe,
condannato in regime di 41 bis, le redini del clan sono in pratica
finite nelle mani di Lo Russo Salvatore. In ragione anche dei periodi
di detenzione da me sofferti i maggiori rapporti io li ho intrattenuti con
Lo Russo Giuseppe. Tuttavia, in diverse occasioni, ho avuto modo di relazionarmi
ai Lo Russo anche in seguito all’arresto di quest’ultimo, entrando
in diretto contatto con Lo Russo Salvatore. Per quanto riguarda
la gestione delle “scommesse clandestine” riferisco che, da quando lo
Stato ha attivato i suoi centri di raccolta sia su eventi sportivi che quanto
alla lottomatica, le organizzazioni criminali napoletane hanno in pratica
abbandonato il settore. Unica eccezione va fatto per il clan Lo Russo
che ha, infatti, continuato, riuscendo ad attivare un sistema fortemente
concorrenziale, essendo in grado di “bancare” con quote molto più
appetibili. Ovviamente si tratta di raccolte di scommesse per ingenti
capitali in quanto difficilmente vengono accettate dal pubblico piccole
giocate. Sono personalmente a conoscenza di ciò perché lo Russo Salvatore
mi ha sempre “bancato” grosse puntate».
Al boss Salvatore Lo Russo, detenuto per altri reati, facevano spesso riferimento
i suoi affiliati. Come nella conversazione tra Raffaele Perfetto,
detto “Lelluccio a’ scigna”, e Mario Dell’Aquila “o’ figarone” intercettata
nel carcere di Poggioreale. In essa il primo chiedeva all’altro, che era
andato a colloquio con lui, di portare il suo telefono cellulare all’“amore
mio”: una frase in codice per indicare proprio “Totore capitone”, evidentemente
molto benvoluto da luogotenenti e gregari. Era il 26 novembre
2005.
Lello: «Senti vuoi andare un momento dall’amore mio?».
Mario: «Aeh...mamma mia!».
Lello: «Mario».
Mario: «Già quell'altra volta...ma quello l'altra volta disse che devi fare
con questo coso?».