lunedì 22 novembre 2010

Apocalisse carceri,piu' risorse per il personale piu' dignita' per i reclusi

Questo post lo dedico con piacere al nostro bel paese e alla massa di politici e politicizzati che ogni qualvolte in america o cina o iran viene giustiziato un detenuo si grida allo scandalo,si organizzano manifestazioni cortei e si lanciano reclami nel rispettare la vita umana.Che sfacciatagine vergognosa quando nel nostro paese si uccide un detenuto ogni cinque giorni,si avete capito bene,un detenuto si suicidia ogni cinque giorni nelle nostre carceri,pur di lasciarsi alle spalle quell'inferno che sono chiamati istituti di pena,forse mattatoi di pena.La denuncia arriva da tutte quelle organizzazioni private o anche parastatali che da tempo si battono per i diritti dei detenuti,per i diritti della salute e per spianare la strada verso un iserimento sociale delle migliaia di detenuti che si ammassano ogni giorno come bestie nelle nostre galere.La repressione contro una criminalita' sempre in crescita ci vuole,ma la pena deve essere educativa,non si puo' credere che un'uomo privato della liberta' e per qualsiasi reato si e' macchiato venga trattato come una bestia.Dico con piacere a chi di dovere di fermare questo inutile massacro,anche se assassini,rapinatori,mafiosi camorristi e quant'altro,rispettate la dignita',la costituzione,non aspettate che si attorcigliano una corda alla gola.Si parla sempre nel nostro paese di diritti civili,di battaglie contro tutti i soprusi,ma le carceri come dobbiamo considerarle come un mondo a parte?
Cito questo articolo pubblicato oggi dal giornale il roma,e ci fa capire bene quale sia oggi la situazione negli istituti di pena.
Un detenuto ucciso da un infarto all’Opg di Secondigliano, è giallo. Venerdì
sera i primi problemi respiratori, pressione alta e altri sintomi sospetti.
Ieri, in mattinata, il decesso. Un recluso di 60 anni è stato stroncato da un
infarto nell’ospedale psichiatrico di via Scampia. Una morte naturale sulla
quale comunque si sta indagando per vederci chiaro.
È intervenuta polizia mortuaria che ha prelevato la salma ed è giunto sul posto
il magistrato di turno. Lunedì scorso c’era stato il controllo dell’Asl all'interno
della struttura per monitorare lo stato di salute dell'ospedale psichiatrico
giudiziario partenopeo. Gli addetti dell’Asl hanno ispezionato prima
le cucine, poi le stanze all’interno dei padiglioni. Nelle quattro sezioni
dell’Opg lavorano ogni giorno dalle 8 alle 14 e dalle
12 alle 18 dieci operatori socio-assistenziali, dieci
infermieri e 20 agenti di polizia penitenziaria con
oltre 130 pazienti. Non sono mancati, infine, nelle
scorse settimane casi di aggressioni e tentati suicidi.
Venerdì l'ultima aggressione a danno di tre
agenti finiti poi al Cardarelli. Uno con una prognosi
di 21 giorni per la frattura della mano, un altro
aveva una contusione alla mano sinistra e il terzo una scottatura da sigaro
sulla tempia.
A denunciare il degrado, la mancanza di igiene, di cure e di tutele di quanti
lavorano e vivono all’interno delle celle sono gli stessi operatori: gli agenti
di polizia penitenziaria, il personale Osa e gli infermieri. I detenuti/pazienti
si feriscono, si tagliano di continuo e il personale di polizia penitenziaria,
più di una volta, è intervenuto per salvare la vita di un recluso che
tentava il suicidio.
Una decina di giorni fa, infatti, alle 23 circa, uno dei ricoverati ha cercato
di impiccarsi con un lenzuolo alla porta della cella, gli agenti di turno sono
riusciti a salvarlo per miracolo, l’hanno fatto calmare e rimandato a dormire.
Gli operatori, quotidianamente, puliscono le stanze, ma il degrado è continuo.
A protestare sono le tre categorie di operatori che si sono rivolti ai sindacati
e hanno chiesto, più volte, incontri con la direzione minacciando
scioperi ed azioni di protesta. Con il passare dei mesi gli atti di autolesionismo,
le aggressioni e le liti anziché diminuire aumentano. I pazienti sono
sempre più ingestibili e solo grazie a qualche intervento in extremis si
riescono ad evitare suicidi o ferite gravi. Eppure le spese sono tante. Per il
mantenimento di un internato nell’ospedale psichiatrico
di Napoli si spende in spesa sanitaria,
il doppio di quanto si spende nel carcere di Secondigliano
e quasi il triplo della spesa di Poggioreale.
In passato, infine, già le ispezioni dell’Asl
Napoli 1 hanno accertato situazioni di degrado
tali da suggerire la chiusura della struttura.
Un inferno. Quello degli ultimi tra gli ultimi. La
pena dei 1.500 internati negli ospedali psichiatrici giudiziari italiani viene
chiamata anche ”ergastolo bianco”. Sei le strutture in tutta Italia, ma solo
una si salva da descrizioni e immagini che superano ''la civiltà di un paese''.
E di questi 1.500 pazienti, circa il 40% sono persone dimissibili, che potrebbero
dunque lasciare le strutture. A fotografare con precisione la realtà
tragica è il racconto dei senatori della Commissione parlamentare di inchiesta
sull'efficacia e l'efficienza del Servizio Sanitario Nazionale.
Continua la serie di suicidi negli Istituti di Pena in
Italia. Un suicidio ogni 5 giorni. Mentre aumentano
i decessi e le malattie. L’inerzia della politica, che
crede di risolvere questa strage di Stato con il decreto
appena varato, ritenuto “svuota-carceri”. Sono
questi i punti essenziali della nuova forte denuncia
dell’associazione “il carcere possibile” che da Napoli
conduce una battaglia per la dignità dei detenuti
e per il diritto che ognuno ha ad una detenzione
nella legalità. I dati sui suicidi sono però allarmanti:
60 dall’inizio dell’anno. «C’è una parte del Paese
che muore o soffre ingiustamente. Questa parte
è sottoposta alla privazione della libertà in attesa di
essere giudicata o è stata condannata perchè ha
sbagliato. In entrambe i casi questi individui sono persone offese di
comportamenti che costituiscono reati, ma che nessuno punisce. Il
disastro carcerario è ormai una realtà da tutti denunciata. Possiamo
dire che non vi è persona che lo nega, ad eccezione di coloro che ignorando
i principi costituzionali, le norme vigenti e lo stesso senso di civiltà
di una nazione, affermano che sono altri i problemi da affrontare
e che lo Stato non può occuparsi dei delinquenti. Inutile il dialogo con
costoro a cui manca non solo la cultura giuridica, ma anche la capacità
di comprendere che nella vita sociale ogni segmento è importante,
perchè contribuisce a migliorarne la qualità - scive il responsabile
dell’associazione l’avvocato Riccardo Polidoro -. Dal presidente
della Repubblica, al presidente della Camera, ai Ministri, tutti hanno,
nei loro discorsi, fatto un esplicito riferimento allo stato di emergenza
delle carceri italiane, all'ingiustificato spaventoso stato di prostrazione
in cui vivono i detenuti, quelli condannati e quelli (circa il
50%) che sono ancora in attesa di giudizio. Da tempo ormai questo
istituzionale coro unanime ha ufficializzato la permanente violazione
di diritti negli istituti di pena, ma nulla di concreto è stato fatto per
uscire dall'illegalità, mentre all'orizzonte non s’intravedono soluzioni.
In Italia, a chi è sottoposto a misura detentiva cautelare o alla pena
definitiva, vengono inflitte sanzioni accessorie non indicate dalla legge
e negati diritti, invece, espressamente previsti». E questi sono i
dati: un morto ogni 3 giorni ed un suicidio ogni 5 giorni dall'inizio dell'anno,
sono indici rivelatori di un malessere costante ed in aumento,
che dovrebbe far comprendere la necessità di un intervento urge nte
e non più procrastinabile. «Il decreto appena varato da! l pinocc hiesco
nome “svuota-carceri”, seppure troverà immediata applicazione,
porterà agli arresti domiciliari pochissimi detenuti, circa 7.000, secondo
la stima del Dap, mentre il sovraffollamento, al 31 ottobre 2010,
era indicato in 23.833 unità (68.795 presenze a fronte di 44.962 posti
previsti). Resterebbero 16.833 unità al di sopra della
capienza regolamentare, se la legge avesse effetti immediati.
Nulla sarebbe risolto. Va tenuto presente,
inoltre, che il meccanismo burocratico stabilito dalla
norma, con la relazione della Direzione dell'istituto,
l'idoneità del domicilio di destinazione, la valutazione
del Magistrato di Sorveglianza, non farà altro che
ingolfare ulteriormente gli Uffici Giudiziari, già in costante
affanno, ritardando gli effetti del decreto, mentre
le carceri continueranno ad affollarsi, con l'incremento
costante che caratterizza gli ingressi - continua
il presidente - Una domanda, infine, al Legislatore
va fatta. Ma, prima del nuovo decreto, gli arresti
domiciliari non potevano già essere concessi dal Magistrato
di Sorveglianza, che avesse ritenuto il detenuto meritevole di
tale misura? Abbiamo l'impressione che nulla di nuovo si sia stabilito
e che, dopo un lunghissimo iter parlamentare, l'iniziale disegno di
legge si è talmente “svuotato” che, una volta approvato in via definitiva,
serva solo ad influire sul già vigente potere discrezionale della
Sorveglianza».