giovedì 18 novembre 2010

Casalesi, catturato il superboss Antonio Iovine È stato tradito dalla voglia di panettone La gioia di Maroni: «Bellissima giornata»

 Ha lo stesso sorriso beffardo di Peppe Setola, quando fu arrestato quasi due ani fa insieme al cugino Riccardo. Ha lo stesso sguardo stralunato, un po' da ebete, come se l'irruzione della Polizia lo avesse sorpreso in pieno sonno. O subito dopo una sniffata di cocaina. Ha la barba lunga, un maglioncino color vinaccia e il corpo magro e asciutto di quando aveva ventuno anni e per l'ultima volta veniva fotografato in un laboratorio di Polizia Scientifica.

Eccolo, Antonio Iovine, boss dei Csalesi che chiamano il "Ninno bello". E' caduto dopo quattordici anni e undici mesi di latitanza ininterrotta. Un periodo che vale quanto un secolo nella storia della camorra casertana. In questi anni ha fatto in tempo a collezionare un paio di ergastoli e a condannare al destinoi del carcere anche la moglie, la cognata, i giovani nipoti che sul suo rango di capo avevano scommesso.

All'inizio dell'estate aveva perso l'ultimo e più fedele alleato, quel Nicola Schiavone, figlio di Sandokan, che con lui e con Michele Zagaria da dodici anni reggeva le sorti del clan. Ed è stato allora che la sua cattura, sempre sfuggita per un soffio, questa volta è diventata possibile.

Lo hanno trovato i poliziotti della Squadra Mobile di Napoli che da tempo ne stavano seguendo le tracce assieme ai colleghi casertani. Era nella casa di un insospettabile, incensurato, alla quinta traversa di via Cavour a Casal di Principe. Ed è stata, la sua cattura, la giusta ricompensa al lavoro dei pm Antonello Ardituro e Alessandro Milita che ora promettono: «Il prossimo sarà Zagaria».