giovedì 18 novembre 2010

CASALESI DECAPITATI Cafiero de Raho: tutto questo grazie alle intercettazioni telefoniche

Non 'un latitante' ma 'il latitante' che 'insieme con Michele Zagaria si è imposto dopo gli arresti dei Bidognetti e Schiavone. Iovine non era una scheggia impazzita ma un ingranaggio importante. Il suo arresto è un fatto eccezionale che equivale alla decapitazione dei casalesi'.
Così il procuratore aggiunto e coordinatore della Dda, Federico Cafiero, nella conferenza stampa tenuta in Procura dopo l'arresto di Antonio Iovine.
Come il procuratore Lepore, Cafiero sottolinea che le indagini, a cui hanno contribuito negli anni tutte le forze dell'ordine, Polizia, Ros e Carabinieri di Caserta, si sono svolte essenzialmente 'con intercettazioni telefoniche ed ambientali, con servizi di osservazione e pedinamento, con l'apporto di collaboratori di giustizia. Tutto questo ha portato a conseguire risultati concreti. Negli anni più volte abbiamo pensato di essere vicini alla cattura di Iovine, è sempre riuscito a fuggire'. Un aspetto, quello delle intercettazioni telefoniche su cui Cafiero di sofferma: 'Si tratta di indagini tradizionali ma svolte con strumenti sofisticati e costosi, più volte il procuratore ha lanciato l'allarme sul fatto che sono tutt'ora ridotte le risorse economiche e quelle umane'.



Sull'arresto di IOvine è intervenuto anche il procuratore nazionale antimafia Pietro Grasso, che ha commentato:  'Uno dei precetti fondamentali della criminalità organizzata è che 'nessuno è un re se non vive nel suo territorio', a riprova della sua potenza e autorevolezza perchè si fa proteggere dall'ambiente in cui vive: l'arresto di Iovine, per la figura di vertice del personaggio, è quella di un re arrestato nel suo 'fortino''.  'Il suo prestigio adesso è crollato e la sua organizzazione criminale - ha proseguito Grasso - perde di credibilità e importanza. Ora bisogna decapitare l'altra testa di questa organizzazione, il latitante Michele Zagaria'.
Infine Grasso ha espresso grande soddisfazione per il lavoro svolto dalla Squadra Mobile di Caserta e Napoli, coordinate dallo Sco e dalla Magistratura della Dda di Napoli.