giovedì 4 novembre 2010

Colpo al clan Lo Russo, 56 arresti

Un clan capace di trafficare
droga ai massimi livelli, ma
anche di imporre tangenti a imprenditori
e commercianti e controllare
capillarmente il territorio.
Come dimostra l’arresto di quattro
poliziotti della Municipale addetti
all’antiabusivismo, un maggiore
e tre agenti, accusati di
aver chiuso entrambi gli occhi in
cambio di mazzette pilotate proprio
dai Lo Russo. E così, in 51 ieri
mattina hanno ricevuto una
corposa ordinanza di custodia
cautelare in carcere per aver contribuito
alle fortune del gruppo di
mala originario di Miano. Tra essi
ci sono anche un ispettore del
lavoro della Asl, che però non risponde
del reato associativo, e il
pentito Mariano Grimaldi, principale
accusatore degli ex “compagni”
e premiato per questo con
la concessione degli arresti domiciliari
in località segreta. Da un
anno circa comunque è sotto protezione.
Sono stati gli investigatori della
sezione antiestorsione della
Squadra mobile della Questura di
Napoli (agli ordini del dirigente
Vittorio Pisani e coordinati dal vice
questore Fulvio Filocamo) a
condurre le indagini con il coordinamento
della Dda partenopea
(procuratore aggiunto Alessandro
Pennasilico e pubblici ministeri
Sergio Amato, Enrica Parascandolo,
Francesco Valentini e
Barbara Sargenti). Nel mirino
c’era il clan Lo Russo, in particolare
luogotenenti e gregari impegnati
a chiedere tangenti e trafficare
droga tra Piscinola, Miano,
Chiaiano e Marianella. Tra gli
arrestati, spiccano i nomi di Gaetano
Tipaldi detto “Nanà”, dei cugini
Perfetto (imparentati con il
ras Raffaele, braccio destro di Salvatore
Lo Russo) e di Oscar Pecorelli
“o’ malox”. Mentre era uno
specialista delle estorsioni (fermo
restando per tutti gli indagati la
presunzione d’innocenza fino all’eventuale
condanna definitiva)
Giovanni Di Vaio. Il bilancio dell’operazione
comprende, su 56
misure cautelari emesse, soltanto
5 latitanti.
Le indagini sono durate tre anni
SCACCO AI “CAPITONI” DI MIANO.
IN SEI SONO RIUSCITI A SCAPPARE, UNO
DEGLI AFFILIATI ERA IN TRENTINO: ACCUSATI
DI ASSOCIAZIONE CAMORRISTICA
NOMI IN CODICE “TRADOTTI” DAL PENTITO
Conversazioni criptate, così
riuscivano a sviare le indagini
NAPOLI. Ci sono conversazioni che
potrebbero sembrare banali, altre invece
che trattano tutt’altro argomento
ma invece sono conversazioni
di uomini del clan che il più
delle volte parlano di droga, estorsioni
e anche omicidi. Nomi in codice
che sono stati decriptati da Mariano
Grimaldi, pentito della cosca.
Le dichiarazioni sono ampiamente
riscontrate dalle intercettazioni delle
sue conversazioni, nelle quali sono
palesi i riferimenti alla droga nonostante
l’usuale ricorso a termini
criptati quali “macchina”, “Jeans”.
Mariano: «Uè fratello».
Totore: «Ma mi hai chiamato?».
Mariano: «Eh volevo sapere che devi
fare».
Totore: «Eh adesso tu dove stai fuori
al bar?».
Mariano: «No, perchè altrimenti me
la vendo questa macchina ‘o frat hai
capito?».
Totore: «No, no, ti sto mandando
mio cognato che ti fa l'imbasciata
da vicino, hai capito?».
Mariano: «Va bene».
Totore: «Ciao».
e si sono avvalse di strumenti tradizionali,
come intercettazioni
ambientali e telefoniche e le riprese
video dei luoghi di spaccio
e di dichiarazioni di privati cittadini
e collaboratori di giustizia. È
stata così monitorata la gestione
di una piazza di spaccio nel rione
Don Guanella in contemporanea
agli accertamenti su un giro di
usura ed estorsione ai danni di
imprenditori e privati cittadini.
Alcuni degli arrestati si occupavano
esclusivamente dell’abusivismo
edilizio tra Chiaiano e Piscinola,
con la complicità dei “caschi
bianchi” del Comune di Napoli:
imponendo proprie imprese
edili di riferimento e costringendo
le vittime a pagare una tangente
in denaro nel caso si intendesse
realizzare una costruzione
senza permessi edilizi.
Un capitolo dell’inchiesta è dedicato
alla presunta corruzione del
personale della Polizia Municipale
preposto alla repressione dell’abusivismo.
Secondo l’accusa
avrebbero indicato agli uomini
del clan gli abusi per poi ritardare
o addirittura non eseguire i
controlli dovuti.