mercoledì 3 novembre 2010

«Con la droga guadagnavo fino 70mila euro a settimana»

Un impero economico quello della droga, tanto da rendere sceicchi
chi è bravo anche solo ad impugnare la pistola e a fare fuoco.
Antonio Pica è uno di loro e adesso da pentito svela i guadagni
stratosferici che sbalordiscono finanche avvocati e magistrati che
di cose scabrose ne sentono tutti i giorni ma non ci fanno mai
l’abitudine. Perché sentire che un uomo con un lavoro disonesto
riesca a portare a casa fino a 70mila euro a settimana, fa
accapponare la pelle. Era questo il guadagno netto del nipote di
Prestieri che gestiva una “piazza” al rione Monterosa. Prima
hashish, poi crack e infine eroina. Migliaia di euro al giorni che
decurtati della quota da passare al clan, alle sentinelle, agli
spacciatori, restava una ifra che oscillava intorno ai 70mila euro.
Soldi che gli hanno permesso di comprarsi diversi appartamenti,
40 Rolex e chili di oro che aveva custoditi in casa. «Quando ho
saputo che gli Abbinante volevano la mia testa perché avevo
ammazzato il fratello della moglie di Guido allo sono scappato - ha
raccontato in aula -. Non appena ho messo piede fuori di casa
qualcuno di loro è entrato in casa e mi ha rubato non solo gli
orologi e l’oro ma anche 2milioni e 500mila euro in contati. Allora
ho fatto il passo ed ho deciso di pentirmi. Nei primi verbali mi
sono arrivati dei messaggi in cella rassicuranti. Mi hanno fatto
capire che se non mi fossi pentito sarebbe tutto passato in sordine
e che non mi sarebbe successo nulla. Ma qualcuno incendiò l’auto
di mia moglie e pensai che stessero mentendo». Queste in
sostanza le motivazioni che hanno spinto Antonio Pica, da libero,
a bussare alla porta dei magistrati. Con lui anche il padre
Francesco ha deciso di pentirsi e prima di lui lo zio Maurizio,
fratello della mamma Maria.