mercoledì 3 novembre 2010

«Ecco come ho iniziato ad essere un camorrista»

Ha fatto da battistrada, tra i vertici di seconda generazione del clan
della Sanità, nel passare dalla parte dello Stato. E in uno dei primi
interrogatori cui fu sottoposto dai pm antimafia, Giuseppe Misso junior
(nella foto), soprannominato “’o chiatto”, rivelò i particolari del suo
battesimo di fuoco: il primo agguato di camorra. È il nipote omonimo di
Giuseppe Misso “’o nasone”, anche se quest’ultimo all’anagrafe risulta
Missi di cognome. «Appena lo vidi non esitai a puntargli contro la
pistola in direzione del volto e a premere il grilletto. Ma nella fretta
non avevo inserito il colpo in canna e non riuscii più a colpirlo». Il 24
maggio Misso junior raccontò agli inquirenti l’inizio della sua
“carriera”, soffermandosi sul tentativo di omicidio di uno dei fratelli
Tolomelli. Lui cercava Giuseppe per vendicare un affronto subito
(secondo il suo racconto e fermo restando che le persone tirate in ballo
dai collaboratori di giustizia devono essere ritenute estranee ai fatti
narrati fino a prova contraria) e invece davanti all’ingresso della
palazzina si trovò di fronte Ciro, contro il quale fece fuoco. «La mia
storia criminale inizia nell’ottobre del 1994. Ricordo con esattezza quel
momento perché ha segnato la mia vita. Faccio riferimento a un giorno
in cui Giuseppe Tolomelli diede uno schiaffo a mia madre. Era infatti
accaduto che lui aveva importunato mia sorella Celeste, soffermandosi
sull’uscio di una tabaccheria sull’uscio di una tabaccheria in via Santa
Teresa degli Scalzi e ostacolandole
l’entrata. Mia madre allora
intervenne, dicendo a Tolomelli di
lasciare stare la figlia anche
perché fidanzata. Ricordo che
nell’occasione gli precisò pure che
la nostra famiglia nulla aveva a
che vedere con quella di mio zio
Giuseppe Missi con il quale i
Tolomelli si erano scontrati. Per
tutta risposta Giuseppe Tolomelli
diede uno schiaffo a mia madre».