giovedì 4 novembre 2010

Estorsioni, ecco tutte le vittime

Sono sei gli episodi estorsivi,
tutti avvenuti nel 2006, ricostruiti
dalla Squadra mobile della
questura e dalla procura antimafia.
Nell’inchiesta compaiono sei indagati,
alcuni dei quali per più di una
vicenda, tutti riconducibili secondo
l’accusa al clan Lo Russo. Le vittime
sono quasi sempre titolari di aziende
che lavorano tra Miano, Chiaiano,
Marianella e Piscinola e in un caso
privati cittadini. Questa volta gli
inquirenti hanno potuto constatare
un incoraggiante spirito collaborativo
con le forze dell’ordine di alcune
delle persone sotto pressione. Ecco
nel dettaglio le accuse mosse. Salvatore
Di Vaio e Giovanni Perfetto
avrebbero costretto Gennaro
De Concilio (titolare della ditta edile
“Neapolis Domus Service”) a consegnare
3.500 euro con minacce varie.
Prima si sarebbero presentati,
con i soprannomi di “’o cavallo” e “’o
biondo”, presso il cantiere chiedendo
al responsabile di organizzare un
incontro con il titolare e palesando
la loro vicinanza a personaggi della
criminalità organizzata del posto. Poi
avrebbero imposto al capocantiere
la sospensione dei lavori per trattare
la “protezione” e infine avrebbero
chiesto di versare il 5 per cento dell’intero
importo dei lavori. Giovanni
Perfetto, Salvatore Di Vaio e
Antonio Astro sono accusati di
aver estorto ai gestori del caseificio
“Primavera”, Salvatore Avorio e
Salvatore Di Guida, a consegnare
loro una somma di denaro imprecisata,
sempre avvalendosi di minacce
di tipo mafioso. Salvatore Di
Vaio e Raffaele Graziano avrebbero
invece costretto Gaetano
Giannulli, titolare della impresa che
effettuava i lavori presso un parco in
via Miano, a versare loro una somma
di denaro imprecisata per assicurarsi
la regolare prosecuzione dei
lavori. Gaetano Tipaldi deve rispondere
delle minacce a Rocco
Francesco, titolare di cantieri edili
a Scampia, mentre Salvatore Di
Vaio e Giovanni Perfetto, dichiarando
di appartenere agli “amici di
Miano”, avrebbero costretto Giovanni
Mazzoni, a pagare una tangente
di 2000 euro per continuare lavori
di ristrutturazione in un appartamento
in via Vecchia Napoli. Infine,
Salvatore Milano avrebbe costretto
Ciro Granato, venditore ambulante
di pane, a cessare dall’attività
per favorire il figlio Gaetano, ambulante
nello stesso settore commerciale.