martedì 23 novembre 2010

Forcella trema, riparte il maxiprocesso

Il procuratore generale Riccardi al termine della sua requisitoria in Corte
d’Appello ha annunciato che depositerà una memoria scritta nella
quale ha annunciato che chiederà la conferma dei mille anni di carcere
inflitti in primo grado ai componenti del cosidetta “sistema Forcella”,
scoperto con la maxi-inchiesta denominata “Piazza pulita”. Inoltre ha
chiesto la condanna per chi era stato assolto in primo grado e un aumento
di pena per i ras per i quali alcuni capi di imputazione erano stati
esclusi dal gup che aveva letto la sentenze di primo grado in un’aula
blindata del carcere di Poggioreale. Per questo c’è fermento perché la sentenza
d’appello rappresenta un momento importante sia per la Dda che
che gli imputati ad un passo dal “paradiso” della libertà o dall’“inferno”
del carcere. Tra le condanne inflitte si sicuro spiccano quelle dei 16 anni
a Marianna Giuliano, 28 anni a Michele Mazzarella, 18 anni a Francesco
Anaclerio, 15 anni a Giuseppe Buonerba, 12 a Salvatore, 16 a Salvatore
Aprea. La sentenza di primo grado fu pronunciata dal gup Carlo
Modestino dopo quasi dieci ore di camera di consiglio. La requisitoria
del pm Alfonso D’Avino durò invece oltre tre ore. Tempo necessario per
spiegare al giudice per le udienze preliminari di Napoli il quadro accusatorio
che ha sostenuto l’emissione di una mega-ordinanza di custodia
cautelare che ha portato in carcere oltre 200 persone facendo piazza pulita
di ciò che restava degli ultimissimi avamposti del clan Giuliano a
Forcella e spazzato via i ras dei Mazzarella. La camera di consiglio è durata
molte ore. Il pm aveva chiesto 1.500 anni di reclusione per 114 imputati
che avevano scelto il rito abbreviato. Secondo l'accusa è la droga,
il controllo delle sostanze stupefacenti, a piegare sotto il peso della
criminalità la città. Per questo arrestare in un solo colpo 126 tra boss,
gregari e spacciatori, equivale a fare “piazza pulita” di ciò che resta della
criminalità nel centro della città. Duecentodue ordinanze di custodia
cautelare emesse nei confronti di chi, secondo la procura Antimafia e il
pm Alfonso D'Avino, che ha condotto le indagini per tre lunghi anni,
rappresenta la nuova camorra. Un passaggio di consegne obbligato dal
clan Giuliano, dopo il pentimento di tutti gli esponenti di primo piano,
al clan Mazzarella. Che fosse il processo dei grandi numeri questo lo si
sapeva già da quando scattò il blitz. Secondo l’accusa è la droga, il controllo
delle sostanze stupefacenti, dei traffici illeciti di cocaina e di eroina
a scatenare le guerre di camorra, a creare insicurezza, a piegare sotto
il peso della criminalità la città. I morti della camorra hanno un unico
collegamento e un unico comun denominatore: il controllo dei traffici illeciti
di droga. Per questo arrestare in un solo colpo 126 tra boss, gregari,
spacciatori, e fiancheggiatori equivale a fare “piazza pulita” di ciò
che resta della criminalità nel centro della città, nel “cuore” nevralgico,
nella zona che nei sogni dell’Amministrazione comunale dovrebbe essere
l'attrattiva principale per turisti.