giovedì 4 novembre 2010

Gli ordini dalla cella con un cellulare

Come faceva il clan a
gestire la cosca se tutti i boss
erano detenuti? Un sistema
quasi impossibile da decifrare
se non grazie ad accurate
indagini delle forze dell’ordine.
Così si è scoperto che Raffaele
Perfetto aveva un telefono
cellulare in carcere con il quale
riusciva a comunicare con il
mondo esterno grazie al
supporto di Francesco
Presutto.
È lui l’intermediario nelle
conversazioni tra il detenuto
ed il capoclan Salvatore Lo
Russo che allora era libero. In
particolare Perfetto, dovendo
parlare con il “capo” invia il
nipote da lui affinché gli metta
a disposizione il suo
apparecchio cellulare, proprio
come cautela.
Ed ancora, sempre sul ruolo di
Presutto, c’è una
conversazione tra lo zio e il
nipote che chiarisce i suoi
“compiti” all’interno della
cosca. Inoltre, come se non
bastasse, ci sono le
dichiarazioni di Mariano
Grimaldi, il quale era a
conoscenza del metodo del
telefono cellulare. Il 4 agosto
del 2009 ha detto: «Quando
Lello Perfetto era detenuto a
Poggioreale mantenevo con lui
i contatti telefonici ed in
particolare il nipote Francesco
Presutto mi faceva usare un
cellulare attraverso il quale era
già in linea il Perfetto. Mi
sembra, inoltre, che Lello
Perfetto mi abbia chiamato
anche direttamente sul mio
cellulare. Perfetto mi chiedeva
di procurargli le cose di cui
aveva bisogno: smalto per le
unghie; orologi e schede
telefoniche; fumo per i suoi
compagni giacché egli non usa
stupefacenti».