mercoledì 3 novembre 2010

«Ho ucciso quattro volte, ecco come»

«Ho ucciso Giuseppe Marra e Massimiliano
De Felice e anche altre due
persone ma non faccio il nome perché
so che ci sono delle indagini in
corso». Parla per ore Antonio Pica, parente
dei Prestieri perché figlio di Maria,
sorella dell’ex boss ora pentito
Maurizio. Ha 32 anni, e ieri, collegato
in videoconferenza con la Corte
d’Assise di Napoli, è stato chiamato
a raccontare quello che aveva saputo
della lunga faida di Mugnano, quella
tra i Di Lauro e i Ruocco per la gestione
dei traffici di droga e le estorsioni.
Aveva 14 anni e quello che ha
saputo lo ha saputo dai parenti che
parlavano di loro. È stato interrogato
dal pubblico ministero della Dda di
Napoli, Stefania Castaldi, per alcune
ore per poi essere controesaminati da
un collegio difensivo vasto che ha terminano
poco prima delle 16. Il processo
è quello dove sono imputati tutti
i ras di Secondigliano e in primis
Paolo Di Lauro e Lello Amato che una
volta erano sotto una stessa bandiera
e “combattevano” insieme. Ha quindi in primis fatto riferimento ai due omicidi
che egli stesso ha commesso. In particolare quello di Giuseppe Marra,
29enne, assassinato il 16 aprile del 2003, e Massimiliano De Felice, assassinato
il 28 novembre del 2004 a Scampia. In particolare De Felice era il fratello
della moglie del boss Guido Abbinante ed è stato questo
omicidio a decretare la reazione degli Abbinante, che in
accorto con gli Amato-Pagano, volevano sterminare i Prestieri
per vedetta. Ecco cosa il pentito ha raccontato di
questo delitto. Massimiliano De Felice, noto alle forze dell’ordine
ma in quel periodo senza alcuna pendenza giudiziaria,
fu ammazzato pochi minuti dopo le 23 del 28 novembre
2004. I killer lo attesero nei pressi della sua abitazione,
in via Ghisleri, sbucando da un’autovettura, e lo affrontarono nell'androne
del suo palazzo esplodendogli contro cinque o sei colpi di pistola.
Il 30enne morì subito, allungando l'elenco dei morti della terribile faida che
proprio in quei mesi raggiunse il clou di violenza e ferocia; da un lato perché
il clan Di Lauro voleva dimostrare di essere il più forte nella guerra per la conquista
del traffico della droga e dall'altro perché gli “scissionisti” erano più
numerosi tant'è vero che alla fine furono loro a vincere. Massimiliano De Felice
fu sorpreso nel lotto di case popolari “T/B” di via Ghisleri, a pochi metri
di distanza dal luogo dell'agguato precedente, costato la vita a un altro “scissionista”.
Il pregiudicato aveva precedenti penali per droga
ed è ritenuto un esponente di primo piano del clan, a
giudicare dalle frequentazioni personali e soprattutto dai
legami di parentela. Infatti era cognato dei fratelli Notturno,
due dei quali erano stati arrestati nel corso di un blitz
pochi giorni prima dalle forze di polizia. Anche altri suoi
congiunti erano finiti al centro di un'inchiesta condotta
dal pm Giovanni Corona (allora alla Dda e autore di diverse
indagini sulla camorra di Scampia e Secondigliano) e culminata due anni
fa in decine di arresti. Per Massimiliano De Felice non ci fu alcuna possibilità
di scampo. Al momento dell'agguato era solo e stava rincasando dopo
aver trascorso la serata a casa di amici. Evidentemente i killer erano perfettamente
a conoscenza delle sue abitudine e lo attesero in un angolo dell’androne
del lotto T/B.