domenica 7 novembre 2010

«I Lo Russo e i Mauro uccisero insieme»

Il clan Mauro del Mercato avrebbe supportato i Lo Russo nell’omicidio,
commesso proprio in piazza Mercato, di un nipote dell’ex ras oggi pentito
Ettore Sabatino. Ma quest’ultimo, secondo il racconto del padrino
Giuseppe Missi, anch’egli passato tra le file dei collaboratori di giustizia,
non volle scatenare una guerra contro gli ex amici dell’”Alleanza di
Secondigliano”. I capi del Rione Sanità ne presero atto e non seguirono
altri agguati in quella zona. Era il 28 aprile 2008 quando Giuseppe Missi
(boss soprannominato “’o nasone”) parlò dei rapporti tra Ettore Sabatino
e Salvatore Lo Russo. Ecco alcuni passaggi delle sue dichiarazioni,
con la consueta premessa che le persone tirate in ballo devono essere ritenute
estranee ai fatti narrati fino a prova contraria.
«Per tutto il periodo in cui Ettore Sabatino
ed il suo gruppo restano nella Sanità i nostri rapporti
con i Lo Russo di fatto si interruppero e d’altra
parte i Lo Russo uccisero un nipote di Ettore
Sabatino a piazza Mercato ove beneficiarono dell’appoggio
dei Mauro. Questo omicidio fu commesso
dal figlio di Peppe Lo Russo che agì insieme
ad uno dei figli dei Mauro il cui nome non conosco. Non ricordo
il nome del figlio di Lo Russo Giuseppe e posso ancora aggiungere che
questo omicidio fu commesso con una pistola che era stata nascosta o
appoggiata in un bar o qualcosa del genere. Si consideri che io stesso
proposi allora una ritorsione armata contro i Lo Russo, ma poi non se ne
fece nulla perché questa fu la volontà dello stesso Ettore Sabatino. lo,
comunque, convocai a casa di mio fratello Umberto uno dei più anziani
della famiglia Mauro al quale dissi che potevo dimenticare quanto
avevano fatto purché mi consegnassero quel loro parente che aveva partecipato
all’omicidio del nipote di Sabatino. Mi fu risposto che neanche
loro sapevano ove si nascondesse ed ho poi saputo che si era realmente
nascosto a Miano dai Lo Russo anche perché, se non erro, aveva una
relazione sentimentale con una donna di quella famiglia. Comunque Ettore
Sabatino volle che tutto finisse lì». Giuseppe Missi non odiava i Lo
Russo come i Licciardi, in quanto a differenza di questi ultimi non avevano
partecipato all’omicidio della moglie Assunta Sarno. Ma contava
comunque di attaccare anche loro e per questo aveva predisposto un
piano, da lui stesso rivelato ai pm antimafia nell’interrogatorio del 27
giugno 2008. Il tranello poi fallì. «Avevo in animo di scatenare una guerra
senza precedenti. Non avevo con me molti
uomini e quelli che avevo neanche erano particolarmente
esperti. Pensai allora di scatenare
una faida tra i Licciardi e i Lo Russo, avrei così
indebolito entrambi. Progettai di procurarmi un
appartamento nei pressi della Masseria Cardone.
Da lì avrei nuovamente colpito i Licciardi
per poi colpire subito anche i Lo Russo, i quali
avrebbero, a quel punto, inevitabilmente attribuito ai primi la paternità
di quella reazione. Volevo giocare questa partita e per questo mi rivolsi
a Mazzarella Franco e Mazzarella Ciro, i figli di Gennaro, i quali hanno
sempre condiviso con me questi attacchi ai Licciardi. Chiesi loro di procurarmi
questa casa e mi raccomandai di non farne parola con nessuno
». Ma uno dei nipoti, sostenne Misso, fece un confidenza a Giuseppe
Perinelli detto “Ciacione” e il segreto svanì.