domenica 21 novembre 2010

Il boss Iovine subito al carcere duro

Carcere duro e trasferimento
immediato all’istituto di pena
di Badu ‘e Carros di Nuoro, tra i
più sicuri d’Italia e contemporaneamente
tra i meno comodi per i
detenuti. Per il boss dei Casalesi
Antonio Iovine, catturato mercoledì
scorso dopo una latitanza durata
oltre 14 anni, non si prospetta un
periodo facile. Oltre a poter incontrare
i familiari meno frequentemente
di prima, dovrà rinunciare
alle attenzioni delle donne insospettabili
che lo accudivano. Compresi
i pranzetti e i dolci tipici di
cui è goloso, a cominciare dal “Roccobabà”.
Ma questo è il minimo per
lui, se si pensa che rischia di non
uscire più di galera.
Il ministro della Giustizia, Angelino
Alfano, ha mantenuto la promessa
fatta subito dopo l’arresto
del ras dei Casalesi, fedelissimo del
padrino Francesco Schiavone “dokan”. Ieri mattina ha firmato il
decreto per applicare il 41-bis nei
confronti di Antonio Iovine, che ha
trascorso i primi giorni di prigionia
nel penitenziario napoletano di Secondigliano,
dove investigatori e
inquirenti lo hanno incontrato. È
apparso calmo e ha spiegato di essere
preoccupato per i figli, tutti
studenti, uno dei quali avrebbe problemi
di salute.
Le indagini della sezione “CrimiSannalità
organizzata” della Mobile, coordinate
dai magistrati della Direzione
distrettuale antimafia partenopea,
intanto continuano soprattutto
per scoprire le complicità che
hanno garantito a Iovine la lunga
latitanza. Perciò gli investigatori
danno importanza non solo ai files
custoditi nei computer sequestrati
nella villetta di Casal di Principe
in cui ''il ninno bello'' (chiamato così
per il viso da bambino) si era nascosto,
ma anche e soprattutto ai
''pizzini'' trovati nel corso della perquisizione.
Sui biglietti vi sono indicazioni
di nomi e date, e si ipotizza
pertanto che si riferiscano ad
appuntamenti ai quali il 46enne originario
di San Cipriano d’Aversa si
sarebbe dovuto recare. L'obiettivo
è duplice: individuare i suoi contatti
con i fiancheggiatori che lo
hanno aiutato durante la latitanza e
acquisire nuovi elementi sugli affari
gestiti dal clan.
Forze dell'ordine e magistrati antimafia
sperano inoltre che il ''terremoto''
provocato dalla sua cattura
indebolisca ulteriormente i Casalesi
e consenta alle forze dell'ordine di
mettere a segno altri importanti colpi.
Gli inquirenti puntano soprattutto
alla cattura dell'altro boss dei
Casalesi, Michele Zagaria. Infatti,
quest’ultimo e “’o ninno bello”, dopo
la cattura di Francesco Schiavone
detto “Sandokan” e gli altri arresti
che hanno scompaginato il
gruppo di Francesco Bidognetti, soprannominato
“Cicciotto 'e mezzanotte”,
si sono insediati al vertice
dell'organizzazione.
Intanto ieri il gip di Santa Maria Capua
Vetere ha convalidato il fermo
ed emesso contestualmente un’ordinanza
di custodia cautelare nei
confronti di Marco Borrata, il muratore
incensurato che ospitava Iovine.
L'indagato, accusato di procurata
inosservanza della pena, si
è avvalso della facoltà di non rispondere.