domenica 21 novembre 2010

Omicidio Pandolfi, la verità tra 20 giorni

E da tempo che mi occupo del caso di Eduardo Morra camorrista e affiliato al clan di Eduardo Contini clan satellite della ex alleanza di secondigliano.Il caso di Eduardo Morra e' molto emblematico,oserei dire assurdo dal punto di vista sia giudiziale che umano.E' stato arrestato nel 1999 e da allora e' detenuto ininterrotamente per un duplice omicidio del quale si evince dai pentiti e dalle prove raccolte dal suo legale,che non fu Eduardo Morra a premere il grilletto.Il nove dicembre sarà il giorno decisivo, potrebbe essere il giorno della verità,
quella che a quanto pare è mancata sin dall’inizio per il duplice omicidio
Pandolfi, dove in una tragica spedizione di morte morì un bimbo innocente,
tra le braccia del padre uomo del clan Giuliano, cosca in guerra con i Contini.
Una verità mancata non solo perché ci sono dei vuoti che ancora non sono
stati del tutto colmati ma che hanno portato a sentenza di condanna all’ergastolo
e di assoluzione per imputati che sono stati accusati dagli stessi
pentiti, che una volta sono stati considerati attenbili, e una volta no. Tra le
altre cose c’è la posizione di Eduardo Morra che è stato condannato alla pena
dell’ergastolo ma che da sempre si professa innocente. Ci sono delle zone
d’ombre che adesso il suo avvocato difensore, il penalistaVittorio Trupiano
ha la possibilità di gettare luce. Questo perché ha chiesto con forza
ed ottenuto un interrogatorio della pentita numero uno, la donna che accusa
Morra e lo incastra e per il difensore mente. Diciotto domande alle quali
la pentita dovrà obbligatoriamente rispondere e che potrebbero definitivamente
mettere la parola fine sull'omicidio di Gennaro e Nunzio Pandolfi, trucidati
dalla camorra in un raid al rione Sanità. Sull’inchiesta ci sono delle pesanti
crepe da sanare e una di questa riguarda una telefonata tra uno dei
pentiti e suo fratello nella quale si ammetterebbe l’estraneità ai fatti di Morra,
così come alcune pressioni dall'esterno per cercare un colpevole a tutti i
costi per quella strage. Una telefonata choc che potrebbe avere dei risvolti
clamorosi. L’avvocato Trupiano ha per questo presentato una richiesta ai
sensi della legge sulle investigazioni difensive e notificata presso il Centro
di Protezione con sede in Roma, di interrogatorio della pentita Giuseppina
Poziello che dopo anni sarà messa sotto torchio. Un interrogatorio condotto
da un pubblico ministero e teso a stabilire una sola circostanza: verificare
se corrisponde o meno alla sua voce quella registrata su microcassetta. Si tratta
di un dialogo avuto tra la donna e suo fratello Raffaele, nel corpo del quale
Poziello avrebbe ammesso candidamente di aver mentito ai giudici della
II Sezione della Corte di Assise di Napoli, allora presieduta da Pietro Lignola,
ben sapendo il Morra estraneo ai fatti, ma, nel contempo, di essere timorosa
a rendere tale dichiarazione per evitare probabili conseguenze personali
quali l'imputazione per calunnia. Sarebbe poi ancora più raccapricciante la
registrazione di altro dialogo intervenuto tra Raffaele Poziello e la madre Anna
Longotano dove emergerebbe ancor più chiara la trama ordita ai danni
del Morra, oramai detenuto ininterrottamente dal Marzo del 1999. Questo è
quanto potrebbe esserci all’interno di quella cassetta. Quel supporto audio,
così come spiega l'avvocato Trupiano, venne consegnata allo studio legale
dallo stesso Raffaele Poziello e firmata al pari di altra dichiarazione sottoscritta
dallo stesso Poziello. Il tutto venne depositato dall'avvocato Vittorio Trupiano,
unitamente al suo collega Sergio Simpatico, all’attenzione della “Struttura
Centralizzata nelle persone ai pubblici ministeri Giuseppe Narducci,
Sergio Amato e Filippo Beatrice sin dal dicembre del 2005.