martedì 23 novembre 2010

Omicidio Pandolfi, sentenza tra 7 giorni

Lunedì prossimo si conosceranno le sorti di Giuseppe Mallardo e Luigi
Guida che in primo grado erano stati condannati all’ergastolo e che
adesso potrebbero essere assolti con formula piena. Questo perché il
procuratore generale nella scorsa udienza ha chiesto l’assoluzione per
entrambi ritenendo credibile la ricostruzione fornita da Guida che nel
frattempo si è pentito. «Ho ucciso più di venti persone ma non Pandoli
padre e figlio». È il processo per il duplice omicidio di Gennaro e Nunzio
Pandoli, padre e figlio ammazzati in una spedizione punitiva del clan
Contini durante la faida con i Giuliano.
A giudicarli in primo grado fu la quinta Corte d'Assise di Napoli che
accolse la ricostruzione del pubblico ministero della Dda. I due pregiudicati,
entrambi detenuti da tempo al regime del carcere duro, ordinarono
la morte di Gennaro Pandolfi e fu erroneamente ucciso anche
il figlio Nunzio, due anni, in braccio al padre al momento del raid.
In galera, condannati in via definitiva, da anni ci sono già gli esecutori
materiali. Si tratta di Eduardo Morra, affiliato al clan Contini del Vasto-
Arenaccia, e Mario Rapone, fedelissimo dei Guida del rione Sanità.
Il raid maturò nell'ambito dello scontro tra i Giuliano di Forcella e
i Licciardi di Secondigliano, spalleggiati dai Contini e dai Mallardo di
Giugliano. Grazie alle indagini portate a termine dalla Procura e dai
carabinieri del nucleo operativo del comando provinciale di Napoli,
diretti dall'allora maggiore Francesco Rizzo, scattò l'ordinanza di custodia
cautelare, emessa dal gip Francesco Todisco, per i due boss,
ritenuti esponenti di primissimo piano dell'allora Alleanza di Secondigliano,
che erano comunque già dietro le sbarre per altri fatti di camorra.