martedì 16 novembre 2010

Omicidio Petru, testi chiave denunciati

Colpo di scena annunciato nel processo sull’uccisione di Petru Birladeanu,
il musicista rom assassinato nel corso di una spedizione punitiva della
camorra nella stazione della cumana di Montesanto. Ieri, durante il processo
in Corte d’Assise, è stata la volta di due testimoni chiave: Anna
Cigliano ed Egidia Vincenzo, la prima ex compagna del pentito Salvatore
Scala e la seconda vittima di usura poi diventata testimone di giustizia.
Le dichiarazioni delle due donne, all’epoca dell’arresto dei presunti
killer di Petru, vennero inserite nel decreto di fermo emesso dal pm.
Ieri, però, in aula, incalzate dalle domande del pm della Dda e dagli stessi
giudici Anna Cigliano ed Egidia Vincenzo hanno ritrattato tutto. Hanno
ribadito più volte che le dichiarazioni rese ai
magistrati contro Marco Ricci e i cugini Salvatore
e Maurizio Forte erano sostanzialmente false. A
quel punto il pm ha chiesto al giudice di inviare
gli atti della deposizione in aula al proprio ufficio,
avviando formalmente una inchiesta per falsa testimonianza
a carico delle due donne.
Per quell’omicidio efferato, avvenuto nella stazione
della cumana di Montesanto sono imputati Marco Ricci e i cugini
Salvatore e Maurizio Forte (difesi dagli avvocati Leopoldo Perone, Antonio
Del Vecchio e Raffaele Chiummariello): l’accusa a loro carico è di omicidio
aggravato dal metodo mafioso e tentato omicidio del giovane. Contro
di loro dichiarazioni testimoniali e anche il racconto dei collaboratori
di giustizia che ricostruiscono gli ultimi istanti di vita del musicista ucciso
per errore, tra l’indifferenza della gente. Lui che con la camorra non
c’entrava nulla e che tirava avanti con lavoretti e suonando la sua fisarmonica
tra i vagoni della Cumana.
In molti lo conoscevano ma non in quel giorno quando in otto, in sella a
quattro potenti moto, fucili ben in mostra, sfoderarono tutta la loro rabbia
facendo fuoco all’impazzata tra la folla. Venivano da Ponticelli e dai
Quartieri Spagnoli e avevano un solo obiettivo: uccidere un esponente di
spicco del clan Mariano, forse proprio il capoclan. Colpi di pistola e mitragliatrici
che colpirono un ragazzino di 14 anni ad una spalla e un romeno
che stava correndo verso la Cumana. Un colpo lo trafisse il petto e per lui
non ci fu nulla da fare. Lo conoscevano in tanti ma in quei momenti, in
quei frenetici momenti, la paura cancellò tutta la fratellanza e l’altruismo
che hanno fatto da sempre Napoli la capitale della solidarietà. La paura
di restare in qualche modo coinvolti fece il resto.
Quel povero romeno morì da solo, nella totale
indifferenza. Il video choc fece il giro d’Italia rimbalzando
di televisione in televisione e adesso è
anche su Youtube con decine di commenti che
rappresentano la città come non lo è mai stata.
L’omertà, la paura, quegli spari hanno purtroppo
reso quella vittima innocente un “anonimo”
caduto sotto i colpi dei clan. Prima di comprendere infatti che Petru non
c’entrava nulla con le cosche passò qualche giorno nel quale anche il comune
di Napoli si trincerò dietro un assordante silenzio per poi “riparare”
con una fiaccolata di solidarietà. Adesso però tre dei presunti assassini,
Marco Ricci e i cugini Salvatore e Maurizio Forte, sono sotto processo
con l’accusa di omicidio aggravato dal metodo mafioso e tentato
omicidio del giovane.