venerdì 5 novembre 2010

«Peppe Sarno fu ucciso dai Lo Russo»

Il 3 gennaio 2002 fu ammazzato
Giuseppe Sarno, fratello
del boss di Miano Costantino, collaboratore
di giustizia che all’epoca
aveva però appena ritrattato le
sue dichiarazioni. Sul delitto, inizialmente
motivato dagli inquirenti
come una vendetta trasversale
della camorra contro il pentito,
ha parlato l’ex padrino della Sanità
Giuseppe Missi (soprannominato
“’o nasone”) delineando
nuovi scenari: l’agguato fu effettivamente
un messaggio a Costantino
Sarno, ma opposto a quello
che si pensava. Il clan Lo Russo
voleva che il re del contrabbando
di sigarette riprendesse la sua collaborazione
con la giustizia, continuando
così ad accusare i nemici
Licciardi.
È la prima volta che un pentito indica
espressamente i Lo Russo di
Miano (i cui luogotenenti e gregari
l’altro ieri hanno subito un duro
colpo dalla Dda e dalla Squadra
mobile della questura, che hanno
operato 56 arresti) a proposito dell’omicidio
di Giuseppe Sarno. Ecco
quanto ha dichiarato Giuseppe
Missi nell’interrogatorio del 22
aprile 2010, con la consueta premessa
che le persone tirate in ballo
devono essere ritenute estranee
ai fatti narrati fino a prova contraria.
«In merito al clan Lo Russo devo
ancora aggiungere che ad essi è
riferibile l'omicidio del fratello di
Sarno Costantino, fatto accaduto
dopo la mia scarcerazione, credo
siamo tra il 2002 e il 2003. Questa
persona era soprannominata “'o
‘mbriacone” e credo fu uccisa per
indurre Sarno Costantino a riprendere
la collaborazione, posto
che quest'ultimo con le sue dichiarazioni
colpiva i Licciardi e i
Contini mentre aveva poche conoscenze
sui Lo Russo. Se ben ricordo
tanto mi è stato riferito dalle
persone che in quegli anni frequentavo
e, quindi, indico Torino
Nicola e Perfetto Raffaele quali prime
persone che mi vengono alla
mente».
Il 3 gennaio 2002 ci fu un tiro al
bersaglio contro Giuseppe Sarno,
ma una sola pallottola lo uccise.
Un colpo che centrò alla testa il
46enne pregiudicato con precedenti
per traffico di sostanze stupefacenti.
Ma ad ammazzare “’o
‘mbriacone” erano stati due sicari,
che entrambi fecero fuoco. Stava
camminando all’interno del
Rione don Guanella e non ebbe il
tempo di abbozzare nemmeno
una parvenza di reazione. Dopo
essere stato ferito dal proiettile, si
accasciò in un lago di sangue.
Il cadavere di Giuseppe Sarno fu
trovato sotto il marciapeidi che
conduce alla scala A dell’isolato in
cui abitava. Addosso non aveva
alcun documento di riconoscimento
e perciò occorsero una decina
di minuti per identificarlo. Era
stato arrestato in una maxi-retata
avvenuta il 2 luglio 1998 nei confronti
dei clan Sarno e Stabile, agguerriti
nemici tra loro e che si
contesero per anni il controllo del
traffico di sostanze stupefacenti
nella zona a suon di morti ammazzati.
Lui fu acciuffato a Viareggio,
e contemporaneamente finirono
in carcere altre 34 persone,
ritenuti boss e affiliati alle due cosche.
Una complessa e brillante
operazione investigativa coordinata
dalla Direzione distrettuale
antimafia che segnò la fine dell’aspro
conflitto.