martedì 16 novembre 2010

“Piazza” di droga dei Lo Russo: 19 arresti

Un’unica “piazza” di spaccio, controllata dal clan Lo Russo, trasformata
in roccaforte, dove si comunicava con l’”esterno” attraverso radio ricetrasmittenti.
Lo scopo era quello di evitare i blitz delle forze dell’ordine
che, più di una volta non avevano sortito l’effetto programmato.
Intanto, però, coordinate dalla Direzione Distrettuale Antimafia di Napoli,
proseguivano le indagini da parte dei carabinieri della compagnia
Vomero (al comando del capitano Massimo Fricchiazzi) che ricorrendo
anche all’utilizzo di telecamere riprendevano l’attività di spaccio e chi
vi era impegnato.
Così, dopo mesi di indagini che hanno attraversato parte del 2009, pusher
e vedette hanno
avuto un volto (ed un nome)
e sono stati assicurati
alla giustizia. L’operazione
ha consentito di fare
scattare le manette ai
polsi di 19 persone, tra
cui alcuni già detenuti
perché arrestati durante
altro lavoro investigativo.
Tutte sono ritenute responsabili
di associazione
per delinquere finalizzata
al traffico di stupefacenti.
In pratica, i militari
dell’Arma della compagnia
Vomero hanno filmato
e fissato l’intensa
attività di distribuzione e
di spaccio di droga sul
territorio di Piscinola, a
nord della città, in vendita
c’era un po’ di tutto:
crack, marijuana e cocaina.
Già nel corso delle investigazioni
sono state
arrestate 12 persone e sequestrate
grosse quantità di cocaina, crack e marijuana e notevoli somme
di denaro, 10mila euro circa, denaro proveniente dallo spaccio. I
carabinieri hanno accertato che nel corso del tempo la piazza di spaccio
nel quartiere Piscinola era divenuta una delle più frequentate e dove
il gruppo criminale era riuscito a mettere in piedi un’organizzazione
molto efficiente.
Allestita la “piazza” come una roccaforte, il clan aveva studiato anche
il modo di elevare il livello di sicurezza per quanti erano impiegati nell’attività:
innanzitutto, chi vi lavorava aveva il doppio incarico: quello
di pusher e di vedetta per non dare punti di riferimento facilmente identificabili,
nel tempo. Poi, tutti comunicavano con i walkie talckie, a distanza
diventando, in pratica, difficilmente individuabili e tenendo allo
stesso tempo tutto sotto controllo. Ma, l’organizzazione, pur intuendo
che le forze dell’ordine, e nella fattispecie i carabinieri, erano intenti
a svolgere indagini su di loro, non poteva immaginare che erano già
entrati nell’obiettivo delle telecamere che li stavano riprendendo e,
quindi, stavano mettendo insieme tutte le prove necessar9ie per incastrarli.
Ieri, il giorno delle manette. Durante la notte tra domenica e lunedì,
gli uomini dell’Arma della compagnia Vomero hanno eseguito il
maxi-provvedimento restrittivo assestando un duro colpo all’organizzazione
malavitosa.