venerdì 5 novembre 2010

Una finta faida per annullare i clan rivali nell’area nord

Giuseppe Missi non odiava i Lo Russo come i Licciardi, in
quanto a differenza di questi ultimi non avevano partecipato
all’omicidio della moglie Assunta Sarno. Ma contava comunque di
attaccare anche loro e per questo aveva predisposto un piano, da lui
stesso rivelato ai pm antimafia nell’interrogatorio del 27 giugno
2008. Il tranello poi fallì.
«Avevo in animo di scatenare una guerra senza precedenti. Non
avevo con me molti uomini e quelli che avevo neanche erano
particolarmente esperti. Pensai allora di scatenare una faida tra i
Licciardi e i Lo Russo, avrei così indebolito entrambi. Progettai di
procurarmi un appartamento nei pressi della Masseria Cardone. Da

lì avrei nuovamente colpito i Licciardi per poi colpire subito anche i
Lo Russo, i quali avrebbero, a quel punto, inevitabilmente attribuito
ai primi la paternità di quella reazione. Volevo giocare questa
partita e per questo mi rivolsi a Mazzarella Franco e Mazzarella
Ciro, i figli di Gennaro, i quali hanno sempre condiviso con me
questi attacchi ai Licciardi. Chiesi loro di procurarmi questa casa e
mi raccomandai di non farne parola con nessuno. Neanche i miei
nipoti hanno mai saputo di questo mio progetto e temevo che, se la
voce si fosse sparsa, non avrei potuto più portare a termine il mio
piano». Ma uno dei nipoti, sostiene Misso, fece un confidenza a
Giuseppe Perinelli detto “Ciacione” e il segreto svanì.