giovedì 4 novembre 2010

Vigili urbani stipendiati dal clan

Il controllo del territorio
deve necessariamente passare
anche per il controllo degli affari
illeciti. Il clan Lo Russo riusciva
a sostituirsi allo Stato grazie alla
corruzione da una parte e all’estorsione
dall’altra. Questo con
il collaudato sistema degli abusi
edilizi. Chi voleva fare un lavoro
in un appartamento non doveva
rivolgersi all’ufficio territoriale del
Comune, o ai Vigili urbani per
chiedere una Dia (autorizzazione
a costruire) ma agli uomini dei
“capitoni”. In particolare a Gaetano
Tipaldi e Antonio De Alfieri.
I due sono stati arrestati dal gip
Federica Colucci su richiesta dei
pm Sergio Amato, Francesco Valentini,
Barbara Sargenti ed Enrica
Parascandalo, assieme a
quattro vigili urbani corrotti, che
prendevano mazzette per chiudere
gli occhi sui lavori abusivi
che venivano perpetrati in continuazione
nelle zone di Miano, rione
Don Guanella e Capodimonte.
In cambio la vittima, che diventava
complice, versava soldi per
stare tranquillo.
I Vigili arrestati sono Ciro Pellino,
Ciro Pierri, Marcello Scuteri e l’ufficiale
Antonio Fusco, tutti e
quattro in servizio alla territoriale
e non nell’antiabusivismo: pattugliavano
i cantieri ma venivano
riconosciuti dagli uomini dei
cantieri come persone “amiche”.
Un sistema quasi perfetto se non
fosse stato per il lavoro degli investigatori
della polizia che hanno
chiuso il cerchio intorno ai responsabili.
Per questi ultimi, scrive
il gip, «si può ipotizzare un rapporto
di dipendenza quasi organica
» dal clan, «legata all’intera
attività amministrativa nel settore
e non al singolo atto dell’ufficio.
Si assiste - scrive ancora il
giudice - alla completa sostituzione
del clan all'apparato statuale,
anche nei settori più propriamente
amministrativi».
Grazie alle intercettazioni telefoniche
è stato anche possibile ricostruire
come, a causa di contrasti
tra i vigili corrotti e gli affiliati
al clan sul denaro proveniente
dalle tangenti, in alcuni
casi gli abusi edilizi sono stati
scoperti e i responsabili hanno
protestato con i vertici del gruppo
criminale, chiedendo la restituzione
delle somme versate. Da
parte loro, i Lo Russo rassicuravano
sull’esito finale delle vicende
giudiziarie spiegando che verbali
e denunce erano la prassi, ma
l’obiettivo di realizzare l'abuso sarebbe
stato comunque raggiunto.
Il clan era anche al corrente
della composizione delle pattuglie
di vigili dell’antiabusivismo
e dei loro itinerari; più volte gli affiliati
rassicuravano i muratori,
preoccupati perchè vedevano in
giro un’auto della polizia municipale,
spiegando che a bordo si
trovavano persone “amiche” e
che le vetture non erano dirette
ai cantieri.
Addirittura era tanto penetrante
la corruzione che gli stessi Vigili
arrestati litigavano tra loro per
guadagnare di più e aggiudicarsi
più “commesse” possibili. Alcune
delle vittime di estorsione
chiamate dagli investigatori hanno
“timidamente” confermato le
pressioni che ricevevano dalla cosca.