mercoledì 22 dicembre 2010

Arrestato Antonio Di Lauro

Altro che declino. I Di Lauro,
dopo la sconfitta nella guerra con
gli Amato-Pagano, si erano riorganizzati
talmente bene da guadagnare
circa 800mila euro al mese
grazie alla droga. Rintanato nel cosiddetto
“Terzo mondo” nel Rione
dei fiori di Secondigliano, negli ultimi
anni il clan ha tratto secondo
gli inquirenti il massimo beneficio
possibile dalla nuova divisione dei
territori e ha creato un nuovo direttorio
sul campo: Marco Di Lauro era
il capo, il fratello Antonio vicario,
Nunzio Talotti detto “Bac” luogotenente
e sei affiliati con diverse mansioni.
Ma da ieri, tranne il primo, tutti
gli altri si trovano dietro le sbarre
con a carico gravi accuse: associazione
camorristica e associazione
per delinquere finalizzata al traffico
di sostanza stupefacente.
Coordinati dal pm della procura antimafia
Luigi Alberto Cannavale, i
carabinieri del Nucleo Investigativo
e del Ros di Napoli hanno sottoposto
a fermo otto personaggi di
spicco Di Lauro, responsabili a vario
titolo in particolare della gestionemiracoli a Milano e in via Praga Magica.
Venivano venduti cocaina, kobrett,
hashish e marijuana per la
gioia dei consumatori più disparati,
che confluivano da tutte le regione
d’Italia. Ma nel corso dell’inchiesta,
alla quale hanno dato una
mano cinque collaboratori di giustizia,
investigatori e inquirenti hanno
ascoltato anche racconti di alcuni
delitti finora impuniti. E se è
presto ipotizzare responsabilità, in
attesa dei riscontri necessari alle dichiarazioni
del collaboratori di giustizia,
ha destato comunque molto
interesse ciò che ha detto Carlo Capasso
in uno dei numerosi interrogatori
cui è stato sottoposto: «Risulta
a me che Marco Di Lauro ha
deciso gli omicidi di Nunzio Cangiano,
Eugenio Nardi, Patrizio De
Vitale e Luigi Giannino». Naturalmente
va sottolineato che gli indagati
per camorra e droga sono da ritenere
innocenti fino all’eventuale
condanna definitiva e le persone tirate
in ballo nei verbali devono essere
considerate estranee ai fatti
narrati fino a prova contraria.
L’indagine dei militari dell’Arma
(con il maggiore Lorenzo D’Aloia) si
è sviluppata attraverso i classici

strumenti investigativi:
intercettazioni telefoniche
e ambientali,
appostamenti e
blitz per sequestrare
la droga. Ma anche il
contributo dei pentiti
è stato fondamentale,
ben cinque: Biagio
Esposito, Carlo Capasso,
Antonio Capasso,
Giuseppe Capasso
e Salvatore
Esposito. Conoscevano
bene gli indagati e
hanno descritto con
precisione i loro profili.
Ne è venuto fuori
un quadro indiziario
sufficiente per la Dda
per l’emissione di un
provvedimento di fermo,
eseguito all’alta
di ieri dai carabinieri.
L’attività investigativa è stata agevolata
da un clamoroso sequestro:
un libro-mastro nella disponibilità
di Angelo Zimbetti, la cui lettura è
servita per quantificare il volume
d’affari mensile in 800mila euro. Una
somma enorme che fa capire quanto
duri siano i colpi inferti con le maxi-
operazioni antidroga. Degli otto
destinatari della misura cautelare
(Antonio Di Lauro, Vincenzo
D’Avanzo, Antonello Faiello, Antonio
Lucarelli, Massimo Rossi, Nunzio
Talotti, Daniele Tarantino e Gennaro
Vizzaccaro) nessuno è sfuggito
alle manette. Marco Di Lauro invece,
non era tra i destinatari..Articolo copiato da il roma scritto da Luisan..

di due piazze di droga: in via I