sabato 18 dicembre 2010

Delitto di Gelsomina Verde, assolto Cosimo Di Lauro

Una camera di consiglio durata tre ore. Una sentenza clamorosamente ribaltata
e un omicidio senza alcun colpevole. Cosimo Di Lauro, rampollo della
cosca di Secondigliano è stato clamorosamente assolto dall’omicidio di Gelsomina
Verde, la giovane donna uccisa e bruciata durante la faida con gli
scissionisti. Contro di lui c’erano i racconti dei collaboratori di giustizia che
indicavano in Cosimino il mandante dell’agguato per il quale sono stati già
condannati Ugo De Lucia e Pietro Esposito “’o kojac”, primo pentito della
cosca di Di Lauro. Contro di lui altre decine di ricostruzioni, acnhe investigative,
ma nonostante questo gli avvocati Vittorio Giaquinto e Saverio Senese
sono riusciti ad ottenere il clamoroso risultato. Toccherà probabilmente
aggiornare tutti i libri di camorra che sull’omicidio della giovane e innocente
vittima di camorra, hanno raccontato, parlando anche e soprattutto del ruolo
di Cosimo Di Lauro nell’organizzazione del delitto. Tutti i pentiti dei Misso,
dei Torino, degli scissionisto e dei Di Lauro avevano indicato in Cosimo
il mandante ma così non è. Almeno così ha deciso la Corte d’Assise d’Appello
di Napoli accogliendo in toto la tesi della difesa. Ovvio che la Direzione
distrettuale antimafia preparerà il ricorso per Cassazione in quanto convinta
delle proprie tesi. Cosimo Di Lauro non lascerà ovviamente il carcere.
Al momento è detenuto al regime del carcere duro, è schiacciato dalle accuse
di associazione camorristica per la quale è stato condannato il primo
grado e adesso anche per l’omicidio di un’altra vittima innocente, Attilio
Romanò, anch’egli ammazzato per sbaglio. Per quel delitto, nei mesi scorsi
è arrivata una ordinanza, sempre con il ruolo di mandante.
Gelsomina Verde fu ammazzata, nella ricostruzione degli investigatori e degli
inquirenti della procura antimafia, perché gli assassini ritenevano che
parlasse troppo e forniva informazione agli scissionisti. Era il periodo maggiormente
cruento della terribile guerra di camorra tra il clan Di Lauro e i
fuoriusciti capeggiati da Raffaele Amato. A parlare del delitto, che sconvolse
l'opinione pubblica, fu per primo Pietro Esposito. Ma l'avvocato Giacquinto
ieri mattina ha ribadito che il collaboratore di giustizia, pur parlando
di “vertici del clan Di Lauro", non ha mai fatto nel dettaglio il nome di
Cosimo Di Lauro. Un altro elemento dell'accusa era rappresentato da una
dichiarazione di Antonio Prestieri, che testualmente a verbale dichiarò: «De
Lucia ha fatto le cose a modo suo». Indicazioni che sarebbero poi state confermate,
sempre secondo la Procura, dal cugino Antonio Pica, anch'egli passato
a collaborare con lo Stato.
Articolo di Fabio Postiglione copiato dal giornale il roma..