mercoledì 22 dicembre 2010

«Nardi fu ammazzato dai Di Lauro»

Eugenio Nardi detto “Gegè”
fu ammazzato per vendetta da
uomini del clan Di Lauro e non per
la guerra di camorra tra i Licciardi
e i Sacco-Bocchetti. Parola di Carlo
Capasso, collaboratore di giustizia
dall’anno scorso ed ex “guaglione”
dei “dilauriani” di Secondigliano.
Il 42enne ucciso aveva partecipato,
secondo i rivali, al tentato
omicidio di Daniele Tarantino
(nella foto in basso a sinistra) e il 5
gennaio 2008 i sicari lo trucidarono
in via De Pinedo. La vittima guidava
una Smart, bloccata dal commando
all’incrocio con via Nuovo
Tempio.
Del ferimento di Tarantino (uno degli
arrestati di ieri) scriviamo nell’altro
articolo in pagina. Su di esso
e sull’omicidio di Eugenio Nardi
ha parlato Carlo Capasso, 23enne
che era entrato nel clan Di Lauro da
minorenne e aveva partecipato anche
ad alcune azioni di fuoco nel
corso della tremenda faida con gli
“scissionisti”. Ecco alcuni passaggi
delle sue dichiarazioni del 5 febbraio
scorso, con la consueta premessa
che le persone tirate in ballo
devono essere ritenute estranee
ai fatti narrati fino
a prova contraria.
«Dopo circa 10
giorni scese
Marco Di Lauro,
già latitante, e
venne sulla casa del Vizzaccaro
(nella foto in basso a destra) e il Di
Lauro si informò dal Tarantino della
vicenda e questi rispose descrivendo
la stessa dinamica che aveva
già raccontato a noi. Marco Di
lauro mi chiese se io conoscevo il
Nardi atteso che questi era affiliato
ai Licciardi e frequentava spesso
via Duca degli Abruzzi, dove io abitavo.
Io risposi affermativamente e
che conoscevo anche l’abitazione
del Nardi. Marco Di Lauro mi chiese
anche se ne conoscevo le abitudini
e intervenne nel discorso Tarantino
Daniele, precisando che
Nardi frequentava la zona Foria di
Napoli. Ci disse ancora che Nardi
transitava per la calata Capodichino
e che da là raggiungeva direttamente
San Pietro a Patierno. Antonello
Faiello riferì il tutto a Talotti,
che era il tramite per Marco Di Lauro,
e Talotti fece organizzare me,
Raffaele Musolino e Faiello Antonello
per commettere l’omicidio».
«Io e Raffaele Musolino salimmo a
bordo del “Tmax”, condotto da quest’ultimo,
mentre Vizzaccaro Gennaro
ci seguiva a bordo di una Ford
Fiesta bianca, intestata ad un nostro
prestanome, macchina già predisposta
per tamponare Nardi nel
caso in cui questi avesse viaggiato
a bordo del motociclo. Ci appostammo
nei pressi di una rotonda
nei pressi dello stradone che conduce
a San Pietro a Patierno e ricordo
che, in attesa di Nardi, facemmo
parecchi giri. Ricordo che
durante uno di questi giri perdemmo
anche lo specchietto del Tmax.
Dopo diversi giri vedemmo Nardi
sopraggiungere e Vizzaccaro con la
Ford Fiesta si mise davanti per farlo
rallentare; io, sulla moto condotta
da Musolino, lo affiancai dal suo
lato ed iniziai a sparare con la “Desert”
e, se ben ricordo, iniziai a sparare
anche prima di affiancarlo. Vidi
Nardi cadere sul sediolino laterale
ed, io, presi l’altra pistola, e gli
sparai un altro colpo dietro alla testa.
Dopo di ciò scappammo nel
“Terzo mondo” ed io e Musolino ci
rifugiammo sull’abitazione di Pasquale
al quale consegnammo le pistole;
parcheggiammo il Tmax sotto
il palazzo di questi e tornammo a
casa. Dopo qualche ora ci vedemmo
dietro al bar di Pierino, presente
anche Nunzio Talotti al quale
spiegammo che tutto era a posto...».
Articolo copiato da il roma scritto da Luigi Sannino.