giovedì 30 dicembre 2010

Omicidi della faida di scampia svelati

La morte di Attilio Romano'
Attilio Romano' era un bravissimo ragazzo,la sua sola colpa e' stata quella di trovarsi al momento sbagliato nel posto sbagliato,era un gran lavoratore attilio,cercava di arrivare in modo sempre onesto a fine mese con vari lavori.L'ultimo lo aveva trovato in una rivendita di telefoni nella zona che da miano arriva a capodimonte,la sua sventura e' stata quella di entrare se pur in modo onesto in contatto con i nipoti di Raffaele Abbinante detto (papel e maran).Era un tremendo anno quel 2004,la faida tra i di lauro e gli scissionisti imperversava nelle strade di secondigliano lasciando ogni giorno nuovi lutti e nuovi veleni.La famiglia Abbinante aveva aderito subito nel fronte opposto ai di lauro,avevano creato un gruppo che si stava ribellando ai di lauro.Attilio romano era come sempre impegnato nel negozio di telefonia,quel giorno pioveva,un brutto tempaccio,su un ciclomotore beverly 250 due ragazzi si erano fermati a pochi metri dal negozio,avevano dato una rapida sbricciatina dentro e si erano allontanati subito,quei due erano Mario Buono detto (topolino) e Carlo Capasso,cercavano la loro nuova vittima,la loro preda,il titolare del negozio di telefonia,il nipote degli Abbinante,lo stavano cercando dalla mattina per massacrarlo,ma non si erano arresi e girovagavano nei dintorni del negozio aspettando il momento opportuno.Il nipote degli Abbinante non viene,i due killer dei di lauro perdono la pazienza e forse credendo di trovarlo all'interno parcheggiano il beverly ed entrano dentro,c'e' attilio che incautamente forse gli chiede se poteva fare qualcosa per loro,Mario Buono estrae la pistola e senza esitare un'attimo massacra quel giovane onesto dal cuore grande senza un minimo di pieta',lo crivella di colpi e scappa via lasciandolo esamine nel suo sangue,cosi' muore a napoli un ragazzo onesto lavoratore che per guadagnarsi da vivere aveva accettato quel lavoro onesto da gente disonesta.
La morte di Domenico fulchiglione  
Era una domenica come tante sul corso secondigliano,le moto che sfrecciano a tutto gas e le ragazzine che fanno su e giu' per farsi notare,fuori al piccolo chalet c'e' Domenico Fulchignone  genero di Pasquale Salomone gregario di prima grandezza del clan Licciardi.Domenico Fulchignone sta con i suoi amici a sorbire un caffe' tra una battuta e l'altra,a pochi metri da loro si ferma una motocicletta guidata Nunzio Di Lauro figlio del padrino Paolo Di Lauro,tra i due non scorre buon sangue e basta una piccola occhiata per scaldare gli animi.Nunzio viene offeso pubblicamente da Domenico Fulchignone che tenta anche di schiaffeggiarlo ma intervengono gli amici per evitare il peggio,si il peggio visto che il figlio del padrino rosso in volto e con mal celata tranquillita' vola come un fulmine miezz a l'arco a prendere una pistola e un suo uomo per dare una lezione a quel mimmuccio che si e' permesso di offenderlo.Sulla moto con Nunzio sale Mario Buono quel topolino accusato dai pentiti di ben sei omicidi,al momento dei fatti era acora minorenne come lo era Nunzio Di Lauro,si recano fuori al piccolo chalet ma Domenico e Gli  amici sono gia' andati via,girovagano per il corso scondigliano ma non c'e' ombra del suo rivale,cosi' non si danno per vinti e igranano la marcia direzione masseria cardone il feudo inspugnabile del clan licciardi.Appena imboccano via regina margherita fuori a un tabacchi indivuduano la loro preda,sta in compagnia di un amico ma per loro non e' un problema se vengono riconosciuti,cosi' si avvicinano e incominciano a sparare contemporaneamente solo su Domenico Fulchignone appena vent'enne,lo massacrano crivellandolo di micidiali proiettili rimanendolo esamine al suolo nel suo stesso sangue.Il giorno seguente succede un putiferio,il suocero Pasquale Salomone vuole a tutti i costi vendicare il genero e si dirige direttamente miezz a l'arc a parlare con Cosimo Di Lauro per chiedergli spiegazioni e avere soddisfazioni.Cosimino conferma che a uccidere suo genero e' stato il fratello Nunzio ma a tutti costi gli nasconde l'dentita' dell'altro killer ben sapendo che al contrario avrebbe condannato Mario Buono a morte certa.Come andarono i fatti lo racconta ancora una volta il pentito Carlo Capasso in questo articolo copiato dal giornale il roma sotto..
( Gli uomini del clan Licciardi di Secondigliano e in particolare Pasquale Salomone,
suocero di Domenico Fulchignone, pensavano che a uccidere il giovane
fosse stato un affiliato ai Di Lauro: Francesco Giannino, vittima di un
agguato il 22 marzo 2004 che provocò anche il ferimento di due suoi amici.
Ma, secondo la ricostruzione del pentito Carlo Capasso, fu scelto un bersaglio
sbagliato perché non lui c’entrava nulla con la sparatoria mortale nei
confronti del 20enne incensurato. Il collaboratore di giustizia, come abbiamo
scritto sull’edizione di ieri del nostro giornale, ha puntato invece l’indice
contro Mario Buono e Nunzio Di Lauro.
Dunque, se la ricostruzione di Capasso è esatta e fermo restando che le persone
tirate in ballo devono essere ritenute assolutamente estranee ai fatti
narrati fino a prova contraria, l’omicidio di Domenico Fulchignone provocò
una reazione che ebbe effetto sulla faida di Secondigliano e Scampia. Soprattutto
per un motivo, rivelato dal pentito: ad ammazzare Francesco Giannino,
facendo pensare a una vendetta per l’agguato a Fulchignone, non sarebbero
stati i Licciardi ma gli “scissionisti”. Ecco ciò che ha dichiarato il
18 gennaio scorso il 22enne che da persona libera l’anno scorso ha deciso di
cambiare vita. “ Salomone ovvero i Licciardi pensarono che a commettere detto
omicidio, unitamente a Nunzio Di Lauro, fosse stato tale Giannino detto
“o checco”, persona uccisa dopo qualche mese sulle “quattro vie” e, durante
detta esecuzione vennero ferite anche altre tre persone. Non mi risulta
che a commettere l’omicidio siano stati i Licciardi. Ma, nel nostro ambiente,
dopo la faida, si è detto che a commetterlo erano stati Genny Marino,
Notturno Enzo detto “vettorino”, Arcangelo Abete e altre persone che ora
non ricordo. Si diceva sempre nel nostro ambiente l’omicidio, avvenuto prima
che scoppiasse la faida, era stato ideato da quelli che poi passarono con
gli “scissionisti” al fine di creare un contrasto armato tra i Di Lauro e i Licciardi
in quanto Giannino era persona molto vicina a Nunzio Di Lauro e pertanto
detto omicidio sarebbe stato letto come risposta dei Licciardi all’omicidio
del Fulchignone. Il Buono mi disse che dopo la consumazione dell’omicidio
Fulchignone, i Di Lauro gli consigliarono di allontanarsi da Napoli
in quanto i Licciardi potevano individuarlo quale coautore dell’omicidio
ed ucciderlo; pertanto lo stesso mi disse che andò a Lecce o a Gallipoli per
un paio di mesi”. Il 28 luglio 2003 fu ammazzato Domenico Fulchignone, giovane
incensurato di famiglia per bene e senza legami con la criminalità. Era
il genero del ras dei Licciardi Pasquale Salomone, poi successivamente ucciso
in un agguato di camorra, in quanto fidanzato della figlia. Secondo Capasso,
che lo ha sostenuto sempre nell’interrogatorio del 18 gennaio scorso,
il movente va cercato in un litigio tra la vittima e Nunzio Di Lauro, un altro
dei figli del boss Paolo detto “Ciruzzo o’ milionario”.
Questi sono i fatti raccontati dal collaboratore Carlo Capasso che fa luce anche sull'omicidio di Francesco Giannini zio di un'altro Giannini ammazzato dai di lauro alla fine del 2007....
Omicidio di Vittorio Iodice e di suo zio Ciro Reparato e di Gino o' mocill
Una stupida lite tra il rampollo dei di lauro Antonio Di Lauro e il figlio del ras scissionista ora pentito Biagio Esposito a provocare la morte di Vittorio Iodice e di suo zio Ciro Reparato massacrati a distanza di pochi gorni.I fatti li racconta come sempre Carlo Capasso,la lite scoppio' nella zona della venella grassi tra Antonio Di Lauro e il figlio di Biagino per rancori repressi da mesi e per l'odio che entrambi provano l'uno per l'altro.Ecco i particolari che hanno portato i mesi scorsi all'arresto di Luca Raiano e di Gaetano Petriccione,
«Fummo informati subito dell’omicidio di Vittorio Iodice in quanto
presente all’omicidio vi era mio cugino Genny Mennetta; era con Iodice,
al corso Italia, su una motocicletta Triunph e vennero affiancati da
Gaetano Petriccione e Luca Raiano, che spararono 4/5 colpi alla testa
dello Iodice. Mio cugino rimase illeso. Dopo questo omicidio avvenne
un incontro tra Antonio Di Lauro e mio zio Ciro Reparato con Biagio
Esposito e Domenico Pagano, questi referenti per gli “scissionisti”. Esposito
e Pagano spiegarono che Iodice era morto perché Antonio Di Lauro
aveva litigato con il figlio di Biagio Esposito. Mio zio REPARATO Ciro
disse che Biagio Esposito precisò che Antonio Di Lauro aveva minacciato
di morte suo figlio nonché la moglie e che aveva dato loro anche
un calcio. Mio zio chiese perché il litigio di Antonio Di Lauro aveva
portato come conseguenza l’omicidio di Vittorio Iodice, ricevendo come
risposta che era sufficiente per gli “scissionisti” ammazzare una persona
vicina ad Antonio Di lauro ed, in tale ottica, venne individuato Vittorio
Iodice in quanto i fratelli di questi a nome Antonio e Giuseppe erano
amici di Antonio Di Lauro e Vincenzo D’Avanzo”.
Dunque massacrato non perche' un camorrista ma solo per dare soddisfazione a Biagio Esposito ammazzando uno qualsiasi,e proprio in questa ottica che viene da inquadrare l'omicidio di suo zio Ciro Reprato ammazzato una settimana dopo suo nipote nel rione kennedy zona sotto l'influenza di Giovanni Cesarano ras ribellatosi anche lui alla cosca madre dei licciari..
Omicidio di Luigi Giannini (cutaletta)
Il 2007 e' stato un anno che ha fatto piombare gli abitanti di secondigliano nel terrore,il riaccendersi della faida era concreto,la tensione palpabile,era l'anno in cui Salvatore Petriccione (o'marenar)dalla zona di via venella grassi aveva sfidato l'impero e l'ira dei di lauro sfidandoli apertamente passando daidi lauro agli scissionisti.In questa decisione molti giovani lo affiancarono,tra cui Luigi Magnetti(o' mocill)Luigi Giannino (cutalett)Luca Raiano e altri.E proprio questi ragazzi si batterono in prima linea massacrando una decina di uomini rimasti fedeli ai di lauro,falciarono Giuseppe Pica e Francesco Cardillo,Lucio De Lucia,Salvatore Ferrara,Antonio Siviero e altri.I di Lauro anche per la pressione delle forze dell'ordine erano in forte difficolta',mai come allora il loro feudo il terzo mondo rischiarono di perderlo concretamente.Ma Marco Di Lauro astuto e freddo stratega fece passare il tempo necessario per alleviare la pressione delle forze dell'ordine e dei nemici per sferrare un attacco che decimo' in gran parte i killer bambini della venella grassi.Come mori' il killer Luigi Giannino c'e' lo racconta Carlo capasso.
Nel periodo di giugno 2007 Magnetti e Giannino si trovarono
in via Largo Macello a parlare con Salvatore Barbato; arrivarono Mario
Buono, Gennaro Puzella a bordo di un’auto condotta da Antonello
Faiello; a bordo di altra macchina vi erano Maisto Ciro, conducente, e Raffaele
Musolino. Erano armati di mitragliette e pistole a tamburo. Riuscirono
ad ammazzare Luigi Giannino e il Magnetti riuscì a scappare. A
sparare furono Raffaele Musolino, Mario Buono e Gennaro Puzella. Io, in
quel periodo ed a seguito dell’omicidio di Patrizio De Vitale, commesso
da me e da Mario Buono, mi ero allontanato da Napoli e mi trovavo a Firenze.
Le circostanze ora riferite le ho apprese da Talotti Nunzio, da Mario
Buono, da Raffaele Musolino e da Antonello Faiello».L'obiettivo principale era ammazzare entrambi ma Luigi Magnetti fu lesto e se la dette a gambe,trovera' la more molti mesi dopo riuscendo ad ammazzare Salvatore Ferrara piccolo spacciatore 20ntenne dei di lauro all'interno di un bar del rione berlingieri...Come andarono le cose le racconta sempre Carlo Capasso.
Commise un omicidio di pomeriggio e poche ore
dopo, il 25 settembre 2007, fu ammazzato dal suo
stesso clan perché aveva “sgarrato”. Un destino
che più tragico non poteva essere quello di Luigi
Magnetti, un ex “dilauriano” passato con gli “scissionisti”.
A raccontare la sua verità, ancora una volta, è stato
il collaboratore di giustizia Carlo Capasso. «Magnetti
venne ucciso dopo che questi, unitamente
e tale “’o russo ‘ gemello” della “Vanella grassi”
aveva commesso un omicidio all’interno di un
bar del rione Berlingieri (nella foto i rilievi di quell’omicidio);
durante questo omicidio fu ferito il figlio
di Sergio De Lucia. I fatti li abbiamo appresi dai ragazzi del Berlingieri
nonché da Gino De Lucia, anche perché i killer avevano il volto scoperto
ed erano stati riconosciuti. Dopo la consumazione dell’omicidio da parte
del Magnetti arrivò nuovamente “Quagliarella” (soprannome
di un affiliato al clan Di Lauro) dicendo
che Lello Amato aveva deciso che con Magnetti
se la sarebbe vista lui perché questi aveva commesso
l’omicidio autonomamente ovvero senza il
consenso degli “scissionisti”. La stessa notte in
cui aveva commesso l’omicidio Magnetti venne
ucciso dagli “scissionisti” ad Arzano».
Il 25 settembre 2007, dunque, a Secondigliano fu
ammazzato Salvatore Ferrara, 22enne del clan Di
Lauro e restò ferito gravemente Ugo De Lucia,
19enne cugino omonimo di “Ugariello”, mentre il
gestore incensurato del bar, un 27enne estraneo
alla malavita, fu preso di striscio da un proiettile. La sera ad Arzano fu
trovato il corpo senza vita di Luigi Magnetti, 20 anni, ex Di Lauro passato
con gli “scissionisti”.