giovedì 30 dicembre 2010

Ricostruito l'omicidio di Vincenzo De Gennaro rischio processo per i killer

E' un fiume in piena Carlo Capasso il collaboratore di giustizia che sta decapitando i vertici e i gregari del clan di lauro,un vero cervellone,visto che ricorda ora data e luoghi dove si sono commessi gli omicidi piu' cruenti della faida di scampia.Si e' autoaccusato di diversi omicidi in danno agli scissionisti in guerra con i di lauro,faceva parte del gruppo di fuoco che durante la faida massacrava parenti e amici degli scissionisti.Carlo Capasso da uomo libero busso' alla caserma dei carabinieri di via largo macello e comincio' ad autoaccusarsi di molti omicidi,decise di collaborare con la giustizia per non essere ammazzato,figurava nel libro nero degli scissionisti come uno dei killer dei di lauro da eliminare alla prima occasione,e cosi e' diventato il grande accusatore dei figli del padrino Paolo Di Lauro che probabilmente mai vedranno riaprirsi le porte del carcere un giorno.Tra i tanti omicidi che ha fatto luce e di cui si e' autoaccusato figura quello di Vincenzo De Gennaro trucidato alle ore 15:10 del 29 gennaio 2005 in via lazio miano.Era il 2005,il tremendo anno della faida di secondigliano,i di lauro e gli scissionisti si sfidavano ogni giorno rispondendo colpo su colpo omicidio su omicidio,una carneficina che in solo due anni ha fatto un centinaio di morti.L'omicidio di Vincenzo De Gennaro fu la risposta dei di lauro all'omicidio commesso dagli scissionisti 24 ore prima,avevano trucidato il padre di Ferdinando Cefariello ras di spicco dei di lauro,massacrato nel quartiere di scampia per punire il figlio Nanduccio per non essersi schierato con la scissione.

Gennaro era seduto al posto del
passeggero su una Fiat Tipo di colore blu guidata dallo zio
Vincenzo De Gennaro. In tre aprirono il fuoco contro la vettura,
cominciando a sparare a circa 100 metri dalla palazzina in cui
abitava l’uomo, in via Lazio.. Il 21enne fu ferito a una spalla da
una prima pallottola, ma
riuscì a proseguire la
marcia fino ad arrivare
nel cortile di casa
sempre inseguito dai
killer che lì lo finirono.
Il 12enne visse minuti
di autentico terrore, così
come gli abitanti della
zona in quel momento
in strada o affacciati ai
balconi e alle finestre.
Vincendo De Gennaro
frenò e, con tutte le
forze rimastegli, si
catapultò fuori dalla
macchina cercando l’impossibile salvezza. Riuscì anche a
compiere alcuni metri verso le scale della palazzina per
raggiungere la sua abitazione, ma quando pensava di essere
ormai al sicuro fu freddato alla schiena e si accasciò in un lago di
sangue. Il ragazzino rimase impietrito ma salvo, ferito
lievemente al collo e ad una coscia. Un proiettile lo aveva colpito
attraversando il lunotto posteriore della Fiat Tipo sulla quale si
trovava con lo zio. I medici dell’ospedale San Giovanni Bosco
furono ottimisti fin dall’inizio ed ebbero ragione.