mercoledì 26 gennaio 2011

«Borrelli aveva ucciso Duraccio, fu vendicato»


«Vincenzo Duraccio era
mio amico  e quando fu ucciso,
decisi di rompere gli indugi».
Così, il 28 agosto 2009, esordì Ciro
Sarno “’o sindaco”
nell’interrogatorio in cui ha
raccontato retroscena e dinamica
della strage al bar “Sayonara”.
«Era un periodo in cui non mi
piaceva come Andreotti stesse
gestendo il clan, in ragione del
fatto che non percepivo i proventi
che mi aspettavo. Andreotti si era
sempre giustificato col fatto che,
non trattando droga e dovendo
soddisfare le pretese economiche
di un numero elevato di affiliati, i
proventi che rimanevano da
suddividere erano scarsi. La
situazione tra me e Andreotti
precipitò definitivamente quando
venni a sapere da mio fratello
Giuseppe che nel corso di un
incontro che egli aveva avuto con
Andreotti e i suoi uomini, Borrelli
Antonio detto “Zazà”, di fronte
alle lamentele di mio fratello
Giuseppe che riportava il mio
pensiero, replicò in modo
sgarbato, dicendo “Dì a Ciro che
faccia il carcerato… e che quando
esce ragioneremo”. La
circostanza mi fece andare su
tutte le furie e decisi in seduta
stante che Borrelli avrebbe
dovuto essere ucciso, pensiero
condiviso anche da mio fratello
Giuseppe, il quale mi confidò che
già nel corso dell’incontro aveva
“saltato addosso” a Borrelli. In
quello stesso periodo, quando
ancora ero detenuto, venni a
LA CAMORRA SANGUINARIA.
ERA LO SCONTRO TRA I SARNO E GLI
ANDREOTTI: QUATTRO DELLE VITTIME
SI TROVARONO LÌ PER CASO
sapere che lo stesso Borrelli,
insieme a Meo Vincenzo, erano
stati gli autori dell’omicidio di
Vincenzo Duraccio, una persona
del Rione, cognato di Luigi Riccio,
mio vecchio amico e che già più
volte mi aveva mandato a dire in
carcere di voler far parte del
gruppo che avevo creato. Già
sapevo che l’Andreotti aveva
intenzione di far uccidere
Duraccio, in quanto me lo aveva
confidato quando eravamo
entrambi liberi. Mi diceva che
avevano avuto una discussione
tra loro. Avevo già fermato
Andreotti da quel proposito,
dicendogli che Duraccio non
andava ucciso, perché era uno di
Ponticelli e perché era un mio
amico. Capisce bene, giudice, che
all’atto della scarcerazione non
avevo altra scelta che
contrappormi ad Andreotti. Per
cui, incontrandomi con Giovanni
Aprea e Umberto De Luca Bossa,
il giorno stesso della mia
scarcerazione, li misi al corrente
di questa situazione,
rappresentando espressamente
che il primo a dover essere ucciso
doveva essere Borrelli Antonio.
L’idea venne condivisa con
entusiasmo da De Luca Bossa
Umberto, amico strettissimo di
Duraccio Vincenzo, ucciso proprio
da Borrelli. Anzi mi aggiunse che
sarebbe stato personalmente lui
ad uccidere Borrelli». Va
sottolineata per tutte le persone
citate nel verbale la presunzione
d’innocenza.