martedì 11 gennaio 2011

Delitto Iodice, confessa l’assassino,Gaetano Petriccione si accusa di essere l'esecutore materiale

Ha deciso di farsi ascoltare dal pubblico ministero perché ha voluto confessare,
tecnicamente si dice che “ha ammesso l’addebito”. In pratica
vuol dire che potrebbe per questo godere di uno sconto di pena importante.
Si tratta di Salvatore Petriccione, adesso 20enne ma all’epoca dei
fatti un minorenne e per questo sotto processo al Tirbunale dei Minori.
Il giovane, assistito dall’avvocato Dario Russo, tra un po’ sarà davanti al
gip per l’udienza preliminare. Il 20enne è l’assassino di Vittorio Iodice,
incensurato, di 20 anni, ucciso con un colpo di pistola al volto il 25 gennaio
2008. Un assassinio che inquirenti ed investigatori ambientarono
nel duro e sanguinoso scontro della faida di Scampia. Furono per questo
arrestati dai carabinieri, Luca Raiano, ventunenne,
ed il complice, Salvatore Petriccione, di
20 anni, i quali devono rispondere della grave accusa
di omicidio. I killer, che sono ritenuti affiliati
al clan degli “scissionisti”, capeggiato da
Raffaele Amato e Cesare Pagano, entrambi detenuti,
sono stati bloccati dai carabinieri che diedero
esecuzione a 2 provvedimenti di fermo
emessi dalla Direzione distrettuale antimafia di Napoli e dal Tribunale per
i Minorenni. Le indagini hanno anche consentito di accertare che la vittima
fosse vicina al clan Di Lauro, retto da Paolo Di Lauro, anch'egli in
carcere e quale fosse il movente: il ventenne venne assassinato perché
sospettato di aver dato fuoco ad auto di affiliati al clan rivale, appunto il
clan degli “scissionisti”. La sera del 24 gennaio più incendi distrussero
6 macchine, risultate intestate a pregiudicati dei due gruppi in guerra:
2 di malavitosi legati ai Di Lauro e 4 vicini agli “scissionisti”, o anche
detti “spagnoli”. I roghi si consumarono in via Vittorio Emanuele ed in
via Dante, a distanza di poche ore. Poi, ci fu la ritorsione contro il ventenne
che fu affrontato con un revolver dai suoi sicari.La dinamica dell'agguato e' stata ricostruita
da Gennaro Mennetta che quella maledetta sera era su una moto con Vittorio Iodice prima che
quest'ultimo venisse barbaramente ucciso.Ecco il suo Racconto,«L’agguato è avvenuto - ha sostenuto Mennetta -, in una
zona del quartiere Secondigliano conosciuta come “Largo Macello”.
Pochi minuti prima, nel transitare su Corso Italia in direzione di via
del Cassano, abbiamo superato un motociclo Honda Sh 300 di colore
blu condotto da Gaetano Petriccione e Luca Raiano, passeggero, con
i quali ci siamo scambiati un saluto con un colpo di clacson. Dopo
aver imboccato la strada che da Corso Italia conduce al cosiddetto
“Largo Macello”, Vittorio, evidentemente avvedutosi che qualcuno
ci stava seguendo, mi chiese di voltarmi per vedere chi ci stesse
seguendo. Una volta giratomi e notato che alle nostre spalle vi erano
Petriccione Gaetano e Raiano Luca, ho informato di ciò mio cugino
Vittorio. All'atto di svoltare su detta Traversa quarta corso Italia, il
motociclo con a bordo Rainao e Petriccione si è affiancato alla nostra
motocicletta ed il Rainao, che era seduto dietro, ha sparato un colpo
di pistola in direzione di Vittorio, attingendolo al volto».Comunque rimane il dubbio
sulla confessione di Gaetano Petriccione il minorenne all'epoca dei fatti che si e'
auto accusato dell'omicidio.Infatti per molti si tratta della solita farsa per scongiurare l'ergastolo
per Luca Raiano all'epoca del detto omicidio maggiorenne e indicato da diversi collaboratori come
l'esecutore materiale del delitto.In poche parole Gaetano Petriccione avvalendosi del fatto che all'epoca
dell'agguato era minorenne sa bene che per lui la parola ergastolo non sara' pronunciata,oltre le attenuanti della confessione che gli permettera' sicuramente di godere di tutti i benefici che la legge offre.Spero solo che
per questo povero ragazzo ammazzato in modo barbaro e indegno la giustizia almeno dia soddisfazione alla famiglia,usando il pugno duro per questi due giovani killer,cosi' facendo stronchera' sul nascere la futura carriera dei due.