sabato 29 gennaio 2011

Due delitti dei clan svelati dopo 29 anni


di Luigi Sannino
NAPOLI. Da ieri hanno un nome
i presunti responsabili di altri due
omicidi della guerra di
camorra tra la Nco di Raffaele Cutolo e la Nuova famiglia, che raggruppava tutti i suoi nemici. Grazie alle rivelazioni di un piccolo
esercito di pentiti, e in particolare di Maurizio Prestieri, la Dda ha
ricostruito gli agguati ad Aniello
La Monica, a sua volta killer di
spicco della Nf, e a Domenico Silvestri, chiedendo e ottenendo
l’arresto per sei boss della malavita di Secondigliano. Così i poliziotti della squadra mobile della
questura, autori delle indagini,
hanno notificato loro il provvedimento restrittivo negli istituti di
pena in cui sono detenuti da tempo al 41bis. Tutti, tranne il collaboratore di giustizia, al quale il
Gip ha concesso i domiciliari.
Nell’inchiesta compare anche
Luigi Giuliano, l’ex “rrè” di Forcella passato dalla parte dello Stato: anche per lui la procura aveva
chiesto la misura cautelare, ma il
giudice ha respinto e ora è indagato a piede libero.
La misura cautelare è stata emessa per Paolo Di Lauro, 57enne soprannominato “Ciruzzo o’ milionario”;  Raffaele Abbinante, 60enne detto “Papele cuocc e’ pignate” o “Papele e’ Marano”; Antonio Abbinante, 51 anni; Carmine
Minucci, 49enne; Rosario Pariante, 54 anni; Maurizio Prestieri, 49enne. I primi due (fermo restando per tutti gli indagati la
presunzione d’innocenza fino a
un’eventuale condanna definitiva) sono ritenuti gli autori dell’omicidio di Aniello La Monica,
avvenuto il 1 maggio del 1983.
Mentre gli altri quattro, più Raffaele Abbinante, secondo inquirenti e investigatori assassinarono Domenico Silvestri il 19 marzo
1989.
Un impulso decisivo alle indagini lo hanno fornito i collaboratori
di giustizia Gaetano Guida, Antonio Rocco, i fratelli Luigi e Salvatore Giuliano, Costantino Sarno, Giuseppe Missi, Giuseppe
Misso, Pasquale Gatto, Antonio
Prestieri, Francesco e Antonio Pica, padre e figlio, Giovanni Piano. Ma il contributo più importante è arrivato dalle dichiarazioni di Maurizio Prestieri, che ha
indicato il movente dell’agguato
ad Aniello La Monica. La vittima
infatti, era un esponente di primo piano della Nuova Famiglia,
così come i suoi presunti assassini. Ma una spaccatura interna
aveva provocato il tentativo di La
Monica di uccidere Paolo Di Lauro e Raffaele Abbinante, i quali si
vendicarono qualche settimana
dopo essere scampati alla morte.
Negli atti dell’inchiesta compare
una circostanza, raccontata proprio da Maurizio Prestieri: Raffaele Abbinante fu colpito nella
sparatoria e ancora oggi presenta sul corpo i postumi della ferita.
I collaboratori di giustizia hanno
consentito ai magistrati anticamorra di far luce pure sulla morte di Domenico Silvestri, che era
amico di Paolo Di Lauro. Quest’ultimo in un certo senso subì
l’omicidio e pur non condividendolo, non volle parteciparvi. La
decisione scaturì, secondo la ricostruzione dell’accusa, da un
summit cui parteciparono il defunto Raffaele Prestieri, Rosario
Pariante e Raffaele Abbinante.