domenica 23 gennaio 2011

«Ecco dove è nascosto il tesoro dei clan»


I soldi dei clan della camorra sono conservati in Svizzera. E quando ad ipotizzarlo è un
personaggio di nome Giuseppe
Misso allora c’è da credergli o
quanto meno da farsi delle domande serie e condurre delle indagini intense. È infatti come lui
stesso ha riferito, nel corso di un
interrogatorio dinanzi alla Corte
d’Assise di Napoli, è stato sentito
dai magistrati della conferderazione elvetica più volte. «Ho parlato con loro, con quelli di Roma,
di Firenze, e non so più con chi
devo parlare ancora, ho fatto centinaia di interrogatori». È questa
la novità di indagine che emerge
dai verbali dell’ex ras del rione Sanità soprannominato “’o nasone”.
L’ex capoclan di largo Donnaregina, il quale ha comandato Napoli
per anni ed ha dettato legge, adesso è collaboratore di giustizia e dopo mesi di tentennamenti ha ottenuto il piano di protezione, quello previsto e riconosciuto ai collaboratori di giustizia ritenuti credibili. Quando qualche capoclan
di spessore decide di passare dalla parte dello Stato una delle prime cose che vogliono conoscere i
magistrati della Dda che lo interrogano è dove sono nascosti i soldi suoi e quelli dei suoi affiliati e
se è a conoscenza di dove gli altri
clan riciclano i loro proventi. Questo perché colpire nel portafogli le
cosche è colpirli nell’anima. Con
molta probabilità, per aver parlato con i pm svizzeri alcuni dei suoi
soldi sono nascosti in conti cifrati o anche che i soldi dei suoi alleati o nemici siano nascosti oltre
le Alpi, nelle banche dove anche
imprenditori di spessore del panorama nazionale nascondono i loro patrimoni per sottrarli al Fisco.
Misso infatti ha fatto più volte riferimento nel suo interrogatorio ai
miliardi di vecchie lire che i Licciardi e tutta l’Alleanza di Secondigliano hanno accumulato nel giro degli anni. «Voi non avete idea
dei soldi che hanno sparsi per tutto il mondo». Potrebbe aver riferito proprio questo ai magistrati napoletani che a loro volta, coordinatisi con quelli svizzeri, potrebbero aver messo gli occhi su un
patrimonio milionario che per anni i camorristi hanno occultato.
Misso fa i nomi dei Contini, dei
Moccia, dei Lo Russo, dei Licciardi, dei Mallardo, insomma coloro i quali hanno gestito per anni, sotto un’unica confederazione
i traffici di merce taroccata che veniva smistata in tutto quanto il
mondo. Misso è stato per anni un
boss carismatico e per anni ha
stretto patti e accordi criminali
con i ras della criminalità non solo napoletana ma di mezza Italia e
per questa ragione conosce i segreti che usano le cosche per poter evitare i sequestri dei beni.
Uno di questi sistemi è sicuro
quello di intestare parte dei loro
capitali ad insospettabili prestanome che poi, con molta probabilità hanno depositato i loro soldi in
Svizzera. Sicuramente è uno spunto investigativo nuovo che accende ancora una volta i riflettori su
quanto le cosche della camorra napoletana si stiano “attrezzando”
per far fronte all’incessante offensiva dello Stato che mette le mani
nei loro portafogli. Maestri in opere di occultamento di patrimoni
milionari sono di sicuro i Casalesi
che sono riusciti ad esportare soldi in tutto il mondo.Articolo copiato da il roma ..