sabato 29 gennaio 2011

«Silvestri eliminato perché ci umiliava»



Di Luisan...
Maurizio Pestieri l’11
aprile 2008 raccontò ai pm antimafia ciò che sapeva sull’omicidio di Domenico Silvestri, puntando il dito anche contro il fratello Raffaele (ammazzato nel corso della faida tra i Rocco e Di Girolamo, successivamente all’agguato contro Silvestri). Come per
Aniello La Monica, anche in questo caso il movente starebbe in
uno scontro interno all’articolazione di Secondigliano della Nuova Famiglia. Ecco alcuni passaggi del verbale, con la consueta
premessa che le persone tirate in
ballo devono essere ritenute
estranee ai fatti narrati fino a prova contraria.
«La morte di Mimì Silvestri avviene su decisione di mio fratello
Raffaele, Abbinante Raffaele e Pariante Rosario, nella fase decisionale Di Lauro Paolo era all’oscuro di tale decisione. La decisione
di uccidere Mimì Silvestri è da ricollegare al modo arrogante con
cui egli intendeva comandare all’interno del clan, così come già
in passato aveva fatto Aniello La
Monica. Infatti Silvestri maltrattava noi affiliati più giovani, comandandoci a bacchetta, mortificandoci, prendendoci a male parole senza motivo. In particolare
poi vi fu un episodio in cui Pariante Rosario recatosi nella casa
di Mimì Silvestri a Secondigliano
vide il figlio di questi armato, tale fatto fece capire al Pariante che
noi eravamo stanchi del suo modo di comportarsi. Tra noi già da
Lʼex ras del rione Monte Rosa, ora pentito, Maurizio Prestieri
trappola e uscì insieme a un guardaspalle. Mentre attraversavano
la strada, sopraggiunse improvvisamente un’auto a forte velocità,
sulla quale viaggiava il commando, che lo investì in pieno. E, con
il corpo ancora in aria, i sicari nel frattempo già scesi dall’auto
iniziarono a sparare. Fu Abbinante a riferirmi che sulla vettura
c’erano anche Ciro il “milionario”, Raffaele Prestieri che portava
l’auto e Rosario Pariante. Tutti e quattro parlavano della vicenda e
si vantavano di quanto avevano compiuto. Subito dopo l’uccisione
di Aniello La Monica, molti degli appartenenti al gruppo non
ancora passato con Di Lauro decisero di transitare nelle sue file
per paura di rappresaglie». luisan
LA GUERRA PER IL POTERE.
ORDINANZA DI CUSTODIA CAUTELARE
PER SEI PADRINI DELLA COSCA DI SECONDIGLIANO, GIÀ TUTTI IN CARCERE
qualche giorno si iniziò a parlare
della necessità imminente di uccidere Silvestri, il nostro problema era il forte legame di amicizia
tra questi e Di Lauro Paolo. Questi infatti era contrario ad uccidere un compagno se non per
motivi gravissimi ossia fare il confidente delle forze dell’ordine o
molestare la moglie di un altro
compagno, ossia di un altro affiliato. Quindi si decise di dirlo a
Paolo Di Lauro a fatto compiuto».
«La riunione operativa si svolse la
sera prima dell’omicidio a casa di
mio fratello Raffaele. In quell’occasione eravamo presenti, oltre a
me ed a mio fratello Raffaele, anche Abbinante Raffaele e Pariante Rosario. Mio fratello Raffaele
consigliò a Pariante di rimanere
a Bacoli e comunque di non venire a Secondigliano, mentre io
ed Abbinante Raffaele dovevamo
intrattenerci proprio accanto a
Mimì Silvestri. Mio fratello Lello
si raccomandò che io la mattina
dopo scendessi presto in modo
da intercettare subito Silvestri
quando lo vedevo. Tale tattica
serviva a depistare anche le future indagini, perché essendo anche noi presenti sul posto mai si
poteva supporre che eravamo stati proprio noi a decidere e commettere l’omicidio. Sempre in
quell’occasione si decise che ad
eseguire materialmente l’omicidio sarebbe stato Abbinante Antonio, che è un ottimo killer nel
senso che non ha mai fallito un
obiettivo.