mercoledì 26 gennaio 2011

Stragisti in cella dopo 21 anni


di Fabio Postiglione
NAPOLI. Era un reato tanto crudele, che per 21 anni nessuno ne
ha mai parlato, per vergogna e per
il collaudato meccanismo di omertà che vige nei camorristi quando
commettono “errori”: nessuno sa.
E così per più di due decenni è
stata una strage senza colpevoli:
sei morti, quattro dei quali estranei
a clan e guerre di camorra. Quel
sangue versato ha chiesto giustizia per anni e finalmente la verità
è uscita a galla. Ieri mattina la svolta: i carabinieri hanno eseguito ordinanze di custodia cautelare nei
confronti di mandanti ed esecutori della strage di Ponticelli, avvenuta l’11 novembre 1989 davanti
alla gelateria Sayonara.
Tredici i provvedimenti, sei dei
quali a carico di esponenti della famiglia Sarno, che per anni ha controllato il quartiere organizzando
decine di omicidi e che adesso sono pentiti. Proprio la decisione di
collaborare con la giustizia presa
nel 2009 da alcuni dei capi, tra cui
il boss Ciro, ha consentito agli investigatori (le indagini sono state
coordinate dai pm Vincenzo
D’Onofrio, Francesco Valentini,
Graziella Arlomede e Maria Cristina Ribera) di ricostruire nei dettagli la tragica sparatoria, dalla
preparazione fino alla fuga dei killer. Particolari raccapriccianti tanto che lo stesso giudice per le indagini preliminari, Antonella Terzi, ha detto di non trovare le parole giuste per descrive quell’avvenimento atroce e senza senso. I
Sarno intendevano colpire il boss
rivale Andrea Andreotti, soprannominato “’o Cappotto”, che infatti
da quel momento quasi sparì dalla circolazione perchè aveva compreso che i Sarno erano pronti al
salto di qualità. Ma gli esecutori
materiali, che erano affiliati al clan
alleato degli Aprea, venivano da
un altro quartiere, quello di Barra,
e non conoscevano le persone da
uccidere; inoltre erano imbottiti di
cocaina. Così quella che doveva
essere una mattanza di pregiudicati divenne una strage di vittime
innocenti. Gaetano De Cicco, Domenico Guarracino, Salvatore Benaglia e Gaetano Di Nocera, erano innocenti. Oltre a loro moriro no due uomini di Andreotti, Antonio Borrelli e Vincenzo Meo.
Altre persone furono ferite, tra cui
una bambina: per la paura, però, i
genitori rivelarono solo alcuni giorni dopo che la piccola era stata colpita nella terribile sparatoria. L’eccidio, infatti, sconvolse persino
uno dei mandanti, il boss oggi
pentito Ciro Sarno, «il sindaco»,
che così lo descrive ai pm in un interrogatorio: «È uno degli episodi
più eclatanti e che ancora mi pesa, anche in ragione del fatto che,
sebbene sia stato il mandante dell'azione, di certo non volevo gli esiti che poi si sono avuti». Nove le
ordinanze che i carabinieri del nucleo investigativo, con il maggiore Lorenzo D'Aloia, hanno notificato a persone già detenute; tre gli
arrestati, uno solo degli indagati,
Pacifico Esposito, è sfuggito alla
cattura.