venerdì 28 gennaio 2011

Zagaria jr in carcere, baciamano al boss Tutti salutano il fratello del superlatitante


di Rosaria Capacchione
CASERTA - Come se fosse entrato un re, o almeno un principe ereditario. In fila, nonostante l’ora tarda, per stringergli la mano e presentarsi al suo cospetto, quello di vicario del capo dei Casalesi tornato tra il popolo delle carceri per «sfizio del governo», come dicevano i guappi della camorra ottocentesca.


Sotto lo sguardo allibito dei poliziotti che lo avevano accompagnato nel carcere di Secondigliano, l’altra notte a Carmine Zagaria, cadetto della famiglia di Casapesenna, sono stati tributati gli onori riservati ai grandi boss: dai detenuti e non solo, pure da qualche agente penitenziario.

Roba che non si vedeva più neppure ai tempi di Luigi Giuliano o dei fratelli Prestieri, roba che rimanda a tempi antichi, ai giorni di Raffaele Cutolo, quando il 41 bis non esisteva e l’accusa di associazione camorristica destinata a una quasi certa cassazione per insufficienza di prove. Solo Giuseppe Setola era stato acclamato al suo ingresso nel penitenziario di Santa Maria Capua Vetere, ma dai suoi seguaci, assassini come lui.

Un gesto, quell’ossequio, che va ben oltre la forma esteriore. È un riconoscimento di rango, è la sottomissione pure dei detenuti napoletani alla supremazia del clan Zagaria su tutti gli altri della Campania: una sorta di investitura per interposta persona a Michele, latitante da più di quindici anni, quale capo dei capi e massimo referente degli affari criminali dal Garigliano in giù.

Prestigio criminale destinato ad aumentare. Per un componente della famiglia che perde la libertà, un altro la riacquista: è il cugino Michele Fontana, conosciuto come «lo sceriffo», fino a ieri pomeriggio in carcere per intestazione fittizia di beni, scarcerato dal gup in sede di processo con il rito abbreviato nel corso del quale è venuta meno la contestazione del metodo mafioso.

È l’uomo che, come ha documentato il processo sugli affari del clan in Emilia Romagna (nel quale è stato condannato), aveva rapporti con gli uffici regionali anche in virtù dei suoi strettissimi rapporti con Imma Capone, moglie di camorrista e camorrista lei stessa, uccisa in un agguato sette anni fa. L’annotazione della Squadra mobile di Napoli a proposito del benvenuto a Secondigliano a Carmine Zagaria peserà non poco sul destino carcerario del fratello del boss, che sarà interrogato oggi dal gip Tullio Morello, arrestato in seguito a un ripristino dell’ordinanza di custodia cautelare annullata nell’aprile dello scorso anno dal Tribunale del Riesame.

Molto probabile, infatti, che la Dda di Napoli chieda al ministro della Giustizia che, come un anno fa al fratello Pasquale, gli vengano applicati i rigori del 41 bis. Carmine Zagaria, 43 anni, è accusato di tentata estorsione aggravata dal metodo mafioso. Accusa che condivide con il padre Nicola, il fratello Michele, i due imprenditori di Casagiove Luigi Vincenzo Abbate e altri affiliati al clan, in tutto 17 persone per le quali i pm antimafia Antonello Ardituro, Marco Del Gaudio e Catello Maresca hanno formalizzato la richiesta di rinvio a giudizio. Non ancora fissata la data dell’udienza preliminare.

Cinque le persone offese individuate: Raffaele Cantile, Massimo e Francesco Piccolo (imprenditori edili originari di Casapesenna ma da anni trapiantati in provincia di Modena), Francesco Minutolo e Nicola Santoro. Sono le vittime delle estorsioni, delle richieste di denaro, delle intimidazioni e delle minacce contestate agli imputati e relative a episodi recentissimi, l’ultimo risalente a neppure un anno fa. Per questi fatti fu arrestato anche l’anziano padre della primula rossa dei Casalesi, ultraottantenne, che nonostante l’età avanzata aveva svolto un ruolo attivo in una delle vicende ricostruite dalla Dda, quella relativa all’estorsione ai titolari della Pica Costruzioni.