lunedì 21 febbraio 2011

«Sono perseguitato, processo illegittimo»

È una decisione a sorpresa che lascia anche la Corte d’Assise un attimo
spiazzata. Questo perché Rosario Pariante, boss del clan Di Lauro ha deciso
di ricusare il collegio giudicante per gli omicidi della faida di Mugnano
perché secondo lui «non ci sono le condizione adeguate affinché i giudici
possano emettere una sentenza con equilibrio». Così gli atti saranno inviati
alla Corte di Cassazione e in attesa il processo per lui potrebbe fermarsi.
Rosario Pariante, che ha già condanne per associazione a delinquere di
stampo mafiosa, come fedelissimo del clan Di Lauro, come uno dei boss che
fanno parte del direttorio.
Adesso è invece imputato per la faida di Mugnano, la guerra scatenata
dagli uomini di Paolo Di Lauro contro i Ruocco.
Sul banco degli imputati ci sono: Raffaele Amato, Paolo Di Lauro, i tre fratelli
Abbinante (Raffaele, Guido e Antonio), Rosario Pariante, Tommaso
Prestieri, Carmine Minucci, Massimiliano Cafasso, Enrico D'Avanzo (cognato
di Di Lauro) e Gennaro Marino. Diversi sono gli episodi omicidiari
oggetto di contestazione da parte dei pubblico ministeri antimafia Stefania
Castaldi e Luigi Alberto Cannavale, che hanno coordinato l'inchiesta:
a vario titolo gli imputati devono rispondere del tentato omicidio di Antonio
Ruocco e Giuseppe Vallefuoco (avvenuto nel giugno 1991); dell'omicidio
di Elena Moxedano, e del tentato omicidio del marito Sebastiano Ruocco,
fratello del collaboratore di giustizia Antonio, (19 ottobre 1991); del duplice
omicidio di Annibale Cirillo e Luigi Pirozzi, (25 marzo 1992); dell'omicidio
di Biagio Ronga, zio di Antonio Ruocco, (16 maggio 1992); dell'omicidio
di Angela Ronga, madre di Antonio Ruocco, (25 maggio del
1992); dell'omicidio di Alfredo Negri, che aveva affiancato Ruocco nella
faida (Negri fu torturato e bruciato vivo il 27 luglio del 1992); dell'omicidio
di Rocco Capuozzo, detto Rocchino, (13 aprile 1993); dell'omicidio di Pasquale
Capuozzo, (9 maggio 1993). Il quadro accusatorio si è pio di recente
arricchito delle dichiarazioni, de relato, dei pentiti Antonio Prestieri e Antonio
Pica, Francesco Pica e Giuseppe Misso 'o chiatto.
Degli omicidi ricostruiti, il più truce è sicuramente quello di Alfredo Negri
dono sono indagati i vertici della cosca di Secondigliano tra gli altri Raffaele
Amato e Paolo Di Lauro. Alfredo Negri fu preso e torturato per 15 ore
poi bruciato ancora vivo in un sottoscala di Secondigliano, dove era stato
condotto dopo il rapimento. Ad assistere all'agonia, secondo i pentiti Prestieri
e Pica, c'erano tutti gli indagati nell'ordinanza. Fu scandita da omicidi
efferati la faida esplosa in seno ai Di Lauro, fra la fine del 1991 e il maggio
del 1993: uno scontro durissimo per la leadership del sottogruppo criminale
di Mugnano. Nei primi anni '90, infatti, la cupola del clan di Paolo
Di Lauro sostenne l'avvicendamento al comando di Gennaro Di Girolamo
a discapito di Antonio Ruocco, che rientrava da un lungo periodo di detenzione.
Ruocco finì quindi nel mirino e con lui tutti quelli che gli stavano
attorno; furono uccisi la madre, lo zio, la cognata, i suoi luogotenenti.
Articolo preso da il giornale il roma...